Benevento

Valutare in assoluto la prima di campionato di una squadra è sempre abbastanza complicato. L'esordio è una partita particolare, soprattutto se di fronte ti ritrovi un'indiavolata matricola spinta da diecimila tifosi alla ricerca della vittoria. Il fattore psicologico conta, eccome. 

Magari non tutti ricordano gli esordi dello scorso anno: il Brescia che si fa bloccare dal Perugia nell'open day (1-1, pari di Vido al 93' su rigore), il Palermo che non va oltre lo 0 a 0 a Salerno, con i granata poi salvi solo ai play out. Questa è la storia passata, insindacabile. Il presente invece non emenda il Benevento da tanti suoi errori.

D'Angelo (si vede che ha il polso della situazione dei suoi) cambia persino modo di giocare nei due tempi, affermando di essersi accorto che il “lupo non era poi così brutto come glielo avevano presentato”. Ma la sua è sempre una tattica conservativa: attacca con due uomini, difende con gli altri nove. E intasa tutti gli spazi che ci sono da intasare nella fase difensiva. Legittimo che una matricola si comporti così, anche in considerazione di una grande forza fisica e di qualche iniziale intervento duro ignorato da Fourneau. Ma è giusto dire che il Benevento non ha quasi mai trovato le contromisure per aver ragione di un avversario simile. Per stanarlo ha provato gli espedienti più ardui, come quello di partire dalla propria area di rigore, prendendosi dei rischi esagerati. Ma poi ha sempre trovato un muro davanti a sé, che gli ha consentito sì e no tre-quattro conclusioni verso la porta del Gori pisano.

Per giocare con quattro giocatori offensivi serve tanto sacrificio, non solo in ripiegamento, ma anche nel gioco senza palla. Bisogna farsi trovare al posto giusto nel momento migliore, bisogna muoversi in continuazione, dialogare con i centrocampisti e dettare il passaggio. E bisogna farlo con discreta rapidità. Tutto questo il Benevento lo ha fatto solo a sprazzi, commettendo i soliti imperdonabili errori di misura: il computer delle statistiche ha contato ben 31 palle perse, appena 12 quelle recuperate (contro le 19 del Pisa), facendo segnare un'inutile lieve supremazia sul possesso palla (19:29 contro il 16:11 dei nerazzurri).

L'open day lascia più di una perplessità, ma è solo la prima di campionato. L'impressione è che ci sia una sorta di involuzione rispetto alla fase del ritiro, al di là del fatto che si tratti di partite vere rispetto a gare amichevoli. Inzaghi ha altre frecce al suo arco, può utilizzarle e raccogliere qualcosa di più di ciò che ha raccolto finora. Ma serve oliare meglio i meccanismi di gioco, perché di squadre come il Pisa, che giocano soprattutto per non far giocare l'avversario, se ne troveranno tante. E giocando così sarà sempre dura venirne a capo.