Più che una conferenza dei servizi quella di oggi in regione sui rifiuti si annuncia come una battaglia. Tutti contro tutti. A pochi giorni dallo stop del Termovalorizzatore di Acerra nessuno ha le idee chiare e soprattutto nessuno vuole la frazione secca che non potrà essere bruciata nell'impianto nel periodo di manutenzione.
Ieri a Benevento è stato convocato d’urgenza il consiglio provinciale che ha detto no all’invio di ventimila tonnellate di rifiuti in un sito di stoccaggio da allestire nello stir di Casalduni previsto nel piano della Sapna, la società partecipata della Città Metropolitana di Napoli. La società aveva preparato un piano per portare la frazione secca a Casalduni ma anche a Marigliano (nel deposito delle balle di Boscofangone) e a Caivano (nei capannoni dell’ex Igica). Anche questi due Comuni hanno detto no.
Oggi a Santa Lucia si terrà la riunione indetta dal vicepresidente con delega all’ambiente Fulvio Bonavitacola per definire il piano. All’incontro, che si svolgerà a porte chiuse, parteciperanno le province e la Città Metropolitana di Napoli, i vertici degli Enti d’Ambito per i rifiuti, i dirigenti delle società provinciali che si occupano della raccolta dei rifiuti e i rappresentanti della A2A, la società che gestisce il termovalorizzatore di Acerra e che ha già provveduto in proprio ad assegnare una gara per mandare fuori regione 15 mila tonnellate.
Nel corso della riunione si potrebbe cercare una mediazione riducendo la quantità di rifiuti da inviare a Casalduni e prendendo impegni per i prossimi interventi. Ma la situazione della Città metropolitana di Napoli è già critica. Negli stir non c'è più spazio, ci sono 25mila tonnellate di immondizia, le code dei compattatori sono lunghissime, non c'è al momento nessuna possibilità di stoccare altro rifiuto come invece avverrà nelle altre province.
Ad Avellino, l'amministratore della società Irpiniambiente, si dice tranquillo. “Noi siamo quelli che hanno fatto i compiti a casa – dichiara Nicola Boccalone – Certo, il pericolo c'è sempre perché non siamo ancora del tutto autonomi sul ciclo. Ma da noi non vedrete segni della crisi”. Niente emergenza in Irpinia dunque, ma solo per i comuni che afferiscono alla società provinciale. Per gli enti che in questi ultimi anni hanno deciso di non affidarsi alla partecipata della Provincia, la situazione si presenta molto più delicata. Il problema è il rifiuto organico. Quello che in giorni di caldo torrido come questi spaventa di più sindaci e popolazione.
La situazione è comune a tutte le province Campane, il blocco o la riduzione del conferimento dell’umido è già in vigore da diverse settimane. Al momento, la società Irpiniambiente non ha dovuto ancora adottare misure drastiche, ma per tutelarsi ha messo uno stop al conferimento presso lo Stir e presso l’impianto di Flumeri, per quei comuni afferenti ai due impianti ma che svolgono la raccolta in proprio o con affidamento ad altre aziende. I sindaci dei comuni”esclusi” annunciano ricorsi e contenziosi.
I comuni interessati dal blocco ed invitati a trovare una soluzione alternativa sono Chiusano San Domenico, San Mango sul Calore, San Potito Ultra, Montoro, Torre Le Nocelle, Altavilla Irpina, Andretta, Conza della Campania, Sant’Andrea di Conza, Calitri, Aquilonia, Torrioni.
“A noi dispiace molto che si sia creata questa situazione – continua l'avvocato Boccalone di Irpiniambiente – ma andava fatta una scelta. Con dolore, con dispiacere, ma dobbiamo avere ub atteggiamento di responsabilità. Abbiamo rapporti contrattuali precisi con i comuni che afferiscono alla società provinciale, non possiamo rispettarli a intermittenza. Ci sono comuni che fanno sacrifici da tempo, non possono essere penalizzati.
Purtroppo va detto che questa situazione è figlia di una mancata applicazione della legge 14 che è ancora nella fase transitoria. Oggi dovremmo già essere nella gestione ordinaria, ci sono stati troppi ritardi e la Campania ne sta pagando le conseguenze. In Irpinia ci siamo mossi con anticipo rispetto alle altre province, abbiamo creato economie di scala, migliorato il ciclo, riducendo i costi. Oggi per sversare nello Stir di Caserta di paga fino a 260 euro a tonnellata – spiega ancora Boccalone – mentre ad Avellino si paga 193 euro a tonnellata”.
Dunque la provincia di Avellino per ora non corre il rischio di vedersi addebitare anche una quota di rifiuti napoletani. I Roghi tosici e i sgnali inquietenati. Nel frattempo tra Giugliano e dintorni si continua a respirare aria tossica piena di diossina. Ieri l'ennesimo incendio. Non passa giorno in cui non si registri almeno unrogo. E nessuno di questi incendi sembra casuale. Come quello che ha semidistrutto la palazzina degli uffici della Gesen, sede operativa degli uffici del Funzionario delegato, ex Commissario alle bonifiche dell’Area Vasta, ubicata all’interno della discarica satura di Masseria del Pozzo, sito da anni in
attesa di bonifiche. Nel pomeriggio poi è toccato a cava Micillo, una cava dismessa di tufo tra Licola e Varcaturo. Nella zona non era nota la presenza di rifiuti ma alcune nubidi fumo nero e soprattutto una serie di esplosioni hanno fatto pensare ai vigili del fuoco che invece ci fossero. Per il sindaco Antonio Poziello, che ha seguito le operazioni di spegnimento, ci sono pochi dubbi sulla natura dolosa dell’incendio. Troppi i focolai per pensare a una combustione dovuta al caldo o a una qualsiasi casualità.