Rapido, opportunista e molto abile nel gioco aereo nonostante i 171 centimetri di statura non lo rendessero propriamente un gigante in campo. Ramon Angel Diaz, (nella foto grande con la maglia dell'Avellino e nel riquadro com'è oggi, ndr) talento argentino e vecchia conoscenza della Serie A, taglia giovedi' il traguardo del 60^ compleanno. Amato e apprezzato dal pubblico italiano degli anni Ottanta per le sue brillanti movenze da attaccante e per la sua incisivita' sotto rete, Avellino e l'Irpinia a Ramon Diaz sono rimaste nel cuore.
Dopo un anno complicato al Napoli, nel 1983 l'argentino cambia maglia e si trasferisce ad Avellino, il suo "vero grande amore italiano". Con la maglia della squadra campana Diaz gioca tre stagioni di alto livello e diventa ben presto l'idolo dei suoi nuovi tifosi con 22 gol in 78 partite.
Diaz sbarca nel nostro campionato dopo essere cresciuto calcisticamente nel River Plate. Con la maglia del club argentino debutta nel 1978 e gia' nei primi anni di carriera stupisce tutti con una media gol impressionante: 57 reti in 123 presenze. La svolta, a livello internazionale, arriva nel Mondiale juniores del 1979 quando Diaz conquista la corona di capocannoniere tenendo dietro Maradona.
Nel 1982 precede nuovamente El Pibe de Oro, stavolta nello sbarco a Napoli, ma in maglia partenopea non riesce a imporsi, mettendo a segno solo 3 gol in 25 presenze.
I gol e il feeling instaurato con la Serie A e con gli irpini spingono la Fiorentina a sborsare 10 miliardi di lire, ma Diaz in Toscana non si trova a suo agio e dopo pochi mesi entra in conflitto col Conte Pontello, proprietario del club viola. Le prestazioni in campo non mancano, i gol nemmeno, ma il rapporto complicato con la dirigenza causa la rottura totale dopo soli due anni.
Diaz resta pero' in Italia per un'altra stagione scegliendo, quasi per caso, l'Inter, in un trasferimento concretizzatosi all'ultimo a causa dell'infortunio di Madjer, prima scelta dei nerazzurri in un mercato condizionato dal tetto massimo di tre stranieri per squadra.
A San Siro, cosi' come ad Avellino, Diaz diventa uno dei giocatori maggiormente acclamati dal pubblico e in maglia nerazzurra mette a segno 12 gol in 33 partite: un vero e proprio protagonista nello Scudetto (1988-89) dei record dell'Inter di Trapattoni. A fine stagione, pero', complice l'arrivo di Klinsmann in nerazzurro Diaz lascia definitivamente la Serie A per affrontare l'avventura francese al Monaco. Poi il ritorno al River Plate e la chiusura della carriera da calciatore in Giappone a Yokohama, dove si laurea capocannoniere a 35 anni.
Dal 1995 intraprende il percorso da allenatore e fin da subito si impone nel calcio sudamericano alla guida del River Plate con i trionfi in campionato, Copa Libertadores e Supercoppa Sudamericana, oltre alla finale di Coppa Intercontinentale (1996) persa contro la Juventus. Nel 2000 si dimette dal ruolo di allenatore del River e inizia a girare il mondo tra Inghilterra, Messico e Argentina, con scarsi risultati, per poi tornare nuovamente nella societa' dove e' cresciuto per vincere il titolo Final 2014 riportando i Millonarios in auge dopo tre anni nella serie cadetta.
Successivamente Diaz guida il Paraguay da ct prima di affrontare le esperienze all'Al-Hilal, Al-Ittihad e Pyramids. Ora e' pronto a festeggiare i 60 anni, ma gia' si guarda attorno per una nuova sfida.