Benevento

Ora che il vaffa, quella espressione volgare che preannunciava la liberazione dell'umanità dai brutti e dai cattivi, dallo stato gassoso si è trasformato, con il passare dei mesi e degli anni, in giacchette blu, cravatte blu e auto blu ministeriale, possiamo gridarlo noi che, pur avendo mille motivi, non lo abbiamo mai fatto? E non per ipocrisia, ma per il rispetto della nostra dignità.

Quell'urlo lo potremmo ripetere all'infinito, facendolo diventare il ritornello della nostra piccola esistenza. Quella di milioni di persone che da sempre rifiutano l'idea che l'insulto e la denigrazione possano essere i loro leit motiv; che non sono mai state al riparo dell'ombrello di uno Stato che vorrebbero fosse efficiente in tutte le sue articolazioni, ma che sanno non potrà mai esserlo se continuerà soltanto a distribuire stipendi a chi mena le mani e a chi si gratta la pancia, questi ultimi convinti che la sola presenza significhi l'assolvimento del dovere per il quale si viene pagati.

Quel vaffa potremmo urlarlo a squarciagola quando ci imbattiamo nella pubblica amministrazione, in una burocrazia ossessiva che se ne strafrega delle file e delle attese, delle risposte che dovrebbe fornire e non fornisce a quanti – e sono la stragrande maggioranza- non fanno parte di questo meccanismo perverso. Imprenditori, professionisti, commercianti, precari e disoccupati che di vaffa ne potrebbero pronunciare tanti al giorno, e per opposte ragioni: i primi sognano tempi certi, meno tasse e snellimento delle pratiche, gli altri un posto al sole.

Quel vaffa che ha eccitato le folle, dando loro l'illusione che, finalmente, avrebbero contato qualcosa; che ha elevato la cultura del sospetto a ragion di vita e di strumentalizzazione politica; che ha inoculato nella gente il virus dell'intolleranza, agevolato nella sua diffusione dalle casse della risonanza mediatica, dovremmo riprenderlo noi, adesso che si è rivelato fuffa.

Dovremmo ulularlo dinanzi ad uno specchio, per renderci conto di ciò che siamo già diventati o rischiamo di diventare. Dovremmo rivolgere gli strepiti contro di noi che, per pigrizia, comodità e furbizia, o perchè assorbiti dal conformismo di massa, abbiamo fatto poco o nulla per opporci. Ecco perchè un rotondo vaffa, a quel vaffa, non sarebbe male. Anzi. E poco importa se anche noi saremo tra i destinatari. Ce lo meritiamo.