La parola magica è equilibrio. Non solo per la squadra, ma anche per l'ambiente. Lo ha sottolineato Pippo Inzaghi dicendo che in fondo la squadra contro il Cittadella ha fatto poco di più di quanto aveva fatto a Pisa. “Non dobbiamo passare dalle stalle alle stelle: senza quello che avevamo fatto a Pisa non avremmo fatto questo oggi”. Superpippo non si accoda ai peana di chi ha finalmente visto la squadra che salirà in A, conosce la cadetteria e sa che non è mai il caso di lasciarsi andare. Alla sua squadra concede i complimenti di rito, per aver mantenuto i nervi saldi nonostante le assenze, ma poi lancia anche qualche messaggio subliminale: “Chi non è contento di stare qui, lo dica in fretta”. Aggiungendo quasi subito: “Ma qui sono tutti contenti...”. Il destinatario del messaggio avrà capito...
Ci teneva il Benevento a rimandare a casa il Cittadella con le pive nel sacco, ci tenevano anche i tifosi, perchè è giusto che si coltivi una rivalsa dopo essere stati sconfitti. E quello del 25 maggio, sulla strada che conduceva alla serie A, era stato un ko particolarmente amaro. Il Benevento si è ritrovato, alla grande, persino dopo un paio di mosse dettate dal caso. Gli infortuni a Schiattarella e Del Pinto hanno costretto Inzaghi a tornare sulla linea mediana classica, con due esterni veri e due centrocampisti centrali. Non era quella l'idea di partenza: il tecnico giallorosso aveva optato per un centrocampista in più come a Pisa, spostando questa volta Tello a sinistra e affiancando a Viola un centrocampista più ruvido come Del Pinto. Sembrava la mossa più giusta in considerazione del modulo del Cittadella (4-3-1-2, con il trequartista che arretra sulla linea dei centrocampisti e crea una evidente superiorità numerica), prima che il caso stravolgesse tutto. Fuori causa Schiattarella, infortunio a Del Pinto: a Inzaghi non è rimasto che mandare in campo un altro esterno di ruolo, Improta, spostando Tello al centro. Nulla di inedito, quella stessa formazione l'allenatore giallorosso l'avrà provata mille volte in ritiro. Fatto sta che nessuno si è accorto degli assenti e anzi, proprio Tello, sballottato qua e là, è stato tra i migliori, alleggerendo il lavoro di Viola che ha potuto consentirsi le sue “sViolinate” d'autore.
E' giusto, come dice Inzaghi, non esaltarsi più di tanto. E' giusto valutare ogni cosa con grande serenità. Ma la prima considerazione che viene da fare è quella che tante volte ha fatto lo stesso Inzaghi: questa squadra ha qualità da vendere. Basta esaltarle.
La vittoria sul Cittadella si può sminuire asserendo che i veneti non sono più quelli dell'anno scorso, ma si può anche esaltare, sottolineando che in B vincere è sempre la cosa più difficile da fare. Infine si può anche scegliere una via di mezzo, che in genere è quella più virtuosa. E' vero, il Cittadella non è più la squadra sbarazzina dello scorso campionato, ma il Benevento ha mostrato una crescita esponenziale rispetto alle ultime uscite: grande determinazione, difesa compatta, centrocampo che sa distruggere e costruire, esterni che si sacrificano e distanze tra i reparti mai dilatate, con gli attaccanti (soprattutto Sau) pronti a sacrificarsi anche in fase difensiva. Tutto questo è frutto di un lavoro certosino fatto in questa fase di preparazione, che può dare frutti copiosi. Crescendo, ovviamente, e anche mettendo riparo, se è il caso, agli strali della malasorte.