Il sindaco di Avellino Gianluca Festa ha chiamato i primi cittadini dei comuni interessati dall'ordinanza dell'Asl, gli stessi che rientrano nell'analisi del rischio elaborata dall'osservatorio sulla sicurezza alimentare dell'istituto zooprofilattico (Avellino, Atripalda, Aiello del Sabato, Contrada, Grottolella, Manocalzati, Montefredane, Montoro, San Potito Ultra). Un tavolo tecnico insieme a Provincia, Asl e Arpac, presenti anche gli esperti dell'Ispra giunti da Roma e quelli dell'Orsa, l'osservatorio sulla sicurezza alimentare dell'Istituto Zooprofilattico, con il dipartimento di medicina Veterinaria dell'Università Federico II.
Sulla base dei dati finora emersi dal rapporto dellArpac sulla presenza di diossina e furani nell'aria subito dopo l'incendio si può essere cautamente ottimisti. I primi risultati ci restituiscono quantità di diossina superiori alle soglie di riferimento ma non tali da equipararsi ad altri eventi simili (come quello di Battipaglia) verificatisi in Campania negli ultimi mesi.
Resta comunqne in essere l'ordinanza di divieto del consumo di futta e verdura e di prelievo di acqua dai pozzi in tutti i nove comuni individuati nell'area di rischio, la cosiddetta “buffer zone” definita in Prefettura, cioè quei territori che sono stati attraversati dalla nube di fumo il giorno del'incendio.
La zona cuscinetto è stata disegnata sulla base della cartografia fornita dall'Orsa sull'andamento dei fumi. Le mappe saranno messe a confronto con le foto scattate dal satellite dell'Ispra il giorno dell'incendio. L'obiettivo è circoscrivere il più possibile l'area potenzialmente inquinata.
Un passaggio fondamentale questo per tutte le attività future di monitoraggio. L'Asl ha già avviato i campionamenti su acque e suolo nel perimetro interessato, i risultati saranno resi noti al massimo entro lunedi ha assicurato il dottore Onofrio Manzi del dipartimento di Prevenzione. Ma i prelievi nei nove comuni continuano, non solo sui terreni ma anche sui vegetali, sul foraggio per gli animali e sul latte prodotto dagli allevamenti della zona per valutare l'eventuale bio accumulo di diossina.
In attesa dei risultati dei campionamenti si è stabilito un percorso comune che non si esaurisce con la fase emergenziale ma punta a monitorare il territorio interessato dall'incendio anche nel lungo periodo.
L'Arpac nel frattempo ha fatto sapere di aver diffidato la società Ics. “Abbiamo chiesto il dissequestro dell'area e diffidato la società – spiega l'ingegnere Carmelo Lomazzo – perché riteniamo sia necessario procedere quanto prima alla messa n sicurezza del sito industriale. Le acque di lavaggio del piazzale e quelle utilizzate dai vigili del fuoco per spegnere le fiamme sono altamente inquinate e non possiamo rischiare che vadano a finire nel fiume Sabato. Abbiamo chiesto al sindaco di Avellino si farsi protore di una richiesta alla Procura perché si proceda velocemente al dissequestro, nel rispetto dei tempi delle indagini ovviamente”.
I sindaci: “Fate presto”. Su tutto incombe l'incognita dei tempie dei fondi necessari per portare a termine i monitoraggi. Tempi che non coincidono certamente con quelli dei coltivatori e delle imprese agricole che in questo periodo devono effettuare la raccolta delle nocciole e la vendemmia. Nocciole e vino sono due assi portanti dlel'economia di questo territorio.
Da qui il pressing dei primi cittadini che a loro volta devono rispondere alle loro comunità. L'ordinanza di divieto di raccolta e consumo emanata dall'Asl di fatto tiene congelate le attività di decine di imprese. “Scongiurare danni alla salute è prioritario – spiega il sindaco di Montoro Girolamo Giquinto – ma non sottovalutiamo i possibili danni economici di questa situazione”.
“Bisogna dare risposte certe ai tanti imprenditori agricoli e viticoltori che stanno aspettando un nostro segnale – ha detto il sindaco di Grottolella Antonio Spiniello – Siamo fiduciosi, il tavolo tecnico sta lavorando bene, ci siamo mossi tutti in tempo e sono sicuro che entro la prossima settimana possiamo almeno riconsiderare la perimetrazione dell'area di rischio. Se i risultati delle analisi ci confermano che il deposito di polveri inquinanti non è tale da compromettere le coltivazioni e i prodotti possiamo immaginare di restringere l'area di divieto”.
Ma se i dati dovessero confermare che l'insulto ambientale è stato maggiore di quello che ci si aspettava allora la strada da percorrere è una sola: “Chiedere alla Regione Campania di risarcire gli eventuali danni economici di questo territorio – aggiunge il sindaco di Grottolella – Del resto il vice presidente Fulvio Bonavitacola ha già assicurato la disponibilità della Regione a sostenere le imprese e i comuni interessati”.
Nel frattempo gli agricoltori che vogliono sapere subito se quella nube di fumo nero ha intaccato la bontà dei propri prodotti non resta che rivolgersi a una struttura privata. Il costo si aggira sui 400 euro.