Sono sei, tra chirurghi, anestesisti e infermieri del Rummo, le persone di cui il sostituto procuratore Marilia Capitanio ha chiesto il rinvio a giudizio nell'indagine sulla morte di un 83enne di San Giorgio la Molara, avvenuta il 16 agosto del 2016.
Il 3 dicembre è in programma l'udienza preliminare, al termine della quale il giudice deciderà se spedire a processo o prosciogliere gli imputati.
Secondo una prima ricostruzione, l'anziano si era ricoverato in ospedale a metà giugno per un problema alla colecisti. I risultati degli esami che gli erano stati praticati avevano reso indispensabile l'intervento, effettuato a luglio. Tutto era filato via liscio, nessuna difficoltà. Fino a quando, ma per una complicanza legata al drenaggio, il paziente era entrato ancora in sala operatoria. Tutto risolto? Macchè.
Secondo i suoi familiari, assistiti dall'avvocato Alberto Mignone, l'83enne aveva infatti dovuto affrontare un terzo intervento perchè nel corso del precedente gli avrebbero lasciato una garza nella cavità addominale. Un corpo estraneo che gli avrebbe causato un'infezione ed avrebbe determinato il ricorso all'ulteriore operazione. A distanza di meno di una settimana, infine, il decesso del pensionato. Una vicenda al centro dell'attività investigativa dei carabinieri. sono impegnati nella difesa gli avvocati Marcello D'Auria, Antonio Leone, Raffaele Scarinzi, Fabrizio Crisci, Rino Caputo, Giorgio Esposito, Massimiliano Costa e Fabio de Maria.