Benevento

2.600 litri di acqua al secondo, sufficienti a soddisfare i bisogni idrici delle province di Benevento, Avellino e di buona parte della Campania settentrionale, saranno a disposizione una volta realizzato il potabilizzatore della diga di Campolattaro.
Questo il dato saliente emerso nel corso del seminario sul tema in programma oggi al Centro Congressi della Fiera di Morcone, che ha fatto il punto sull'intesa istituzionale siglata nella scorsa primavera tra la Provincia e la Società Acqua Campania, concessionaria della Regione, finalizzato alla costruzione di un impianto ai piedi dell'abitato di Campolattaro.

Relatori del seminario: il Presidente della provincia Antonio Di Maria, i sindaci di Morcone e Campolattaro Luigi Ciarlo e Pasquale Narciso, il Consigliere di Amministrazione della Società Asea, Michelantonio Panarese, il Project Manager ed il Coordinatore del Tavolo Tecnico diga di Campolattaro, rispettivamente Giuseppe Vacca e Costantino Boffa.
La diga di Campolattaro può raccogliere in tutta sicurezza 85 milioni di metri cubi d'acqua nel suo lago di 7,8 chilometri quadrati di estensione, e a breve arriverà il certificato di collaudo funzionale. A chiarire la destinazione della risorsa idrica il Coordinatore del Tavolo Costantino Boffa.
Entro l'anno sarà completata la progettazione di fattibilità, per poi pervenire al progetto preliminare e a quello esecutivo nel più breve tempo possibile. Tutte le fasi progettuali, ha sottolineato Boffa, saranno discusse con il territorio.

“L'importante - ha concluso Boffa - è avere chiaro in mente che, per realizzare la diga circa 30 anni or sono, sono state espropriate oltre 1.200 aziende agricole, si è già prodotta una modificazione ambientale rilevante sul territorio e che, insomma, occorre fare in modo, anche a fronte delle ingenti risorse economiche spese, che questo enorme investimento produca i suoi frutti a favore del Sannio e della Campania”.

Il Project Manager Giuseppe Vacca ha illustrato i dati salienti delle acquisizioni tecniche e programmatiche fin qui acquisite sulle diga, sulla scorta delle indicazioni della stessa Regione e della Autorità di Bacino. In linea di massima, l'uso degli 85 milioni di metri cubi d'acqua raccolti dalla Diga, sarà destinato per 29 milioni all'uso potabile, per 26 milioni a quello irriguo, per 5 milioni a quello industriale: dunque, mentre sarà garantito il Deflusso Minimo Vitale, nell'invaso nei periodi di massimo impiego della risorsa (cioé d'estate) resteranno sempre almeno 45 milioni di metri cubi d'acqua. La galleria di derivazione ed il potabilizzatore vero e proprio sono opere che hanno un minimo impatto ambientale: al momento vengono valutate le due opzioni già formulate a suo tempo da uno studio commissionato dalla stessa Regione al fine di individuare quella più valida.

Le conclusioni sono state affidate al Presidente della Provincia Antonio Di Maria. Che ha indicato le priorità: l'impianto di potabilizzazione deve essere impiegato innanzitutto per soddisfare le necessità ed i bisogni idrici di tutti i Comuni del Sannio, che soprattutto nei periodi estivi soffrono di intollerabili carenze e la gestione delle acque della Diga deve restare assolutamente pubblica.