Malzoni, è il giorno della verità. Sono scaduti i 4 mesi concessi dal Tribunale per la redazione di un piano di rilancio industriale che non c'è e se non ci sarà la proroga il rischio è l'arrivo del concordato fallimentare. Data importante quella del 28 maggio. Sono trascorsi i quattro mesi del primo step del concordato e ora tocca al Tribunale esprimersi sull'eventuale concessione di una proroga di un mese, al massimo due da dare all'azienda per presentare il necessario piano di ripensamento industriale della storica clinica di viale Italia.
Un particolare cruciale nei difficili mesi di riassetto della struttura. Ma i referenti dell'azienda sono ottimisti. Dal canto loro meno positivi i commenti dei referenti sindacali che sul caso ci vanno cauti. «Oggi potrebbe essere un giorno tragico per la clinica e i suoi lavoratori - commenta Stefano Caruso della Uil -. La proroga concessa potrebbe essere anche solo di trenta giorni -».
Intanto ieri ci sono stati due incontri a viale Italia. Prima l'assemblea di lavoratori e sindacati. Poi confronto con l'azienda. Sul tavolo la proposta di aumento a 36 ore settimanali per gli impiegati. «Abbiamo detto no - commenta Caruso -. Significa dare più lavoro non retribuito. Un sacrificio insostenibili visti i turni e volumi di lavoro sostenuti ad oggi e senza soldi per mesi. C'è tanta disaffezione tra il personale. In tanti vengono lasciati a casa, mentre chi lavora deve sostenre orari e turni indicibili. Si lavora con poco personale e a ritmi incessanti. Serve una nuova proposta. Questa era inaccettabile».
Inoltre, esplode il caso radiologia. «Tante zone d'ombra nella gestione di un reparto, sul quale abbiamo dovuto firmare una nota di segnalazione. Sembra che ci siano tecnici che fanno turni agevolati, mentre altri sono costretti a sostenre reperibilità superiori alle otto mensili come previsti da contratto. Ora vogliamo vedere in anticipo i turni di giungo, per fare chiarezza».
Simonetta Ieppariello