Benevento

Sarà giudicato con rito abbreviato, come chiesto dalla difesa, dal gip Gelsomina Pamieri, il 16 marzo del prossimo anno, G.D.A, il 56enne di Benevento che da giugno è agli arresti domiciliari disposti dal Riesame, con il braccialetto elettronico, presso l'abitazione di un fratello che vive in Lombardia.

Per lui le accuse di maltrattamenti e tentato omicidio della moglie, prospettate nell'ordinanza di custodia cautelare, proposta dal sostituto procuratore Maria Colucci in un'indagine della Squadra mobile, con la quale l'uomo era finito in carcere il 21 maggio.

Difeso dagli avvocati Roberto Pulcino e Cosimo Capozzi, il 56enne è ritenuto responsabile di comportamenti violenti che da tempo avrebbe adottato nei confronti della malcapitata - è rappresentata dall'avvocato Mario Villani -, costretta, talvolta, a dormire sul balcone per sottrarsi a rapporti sessuali contro la sua volontà che in più occasioni avrebbe subito.

Un “clima di terrore e vessazioni continue che si era inasprito quando aveva intentato il giudizio di separazione”, che aveva raggiunto l'acme lo scorso 12 maggio. Quando, secondo la ricostruzione degli inquirenti, mentre si accingeva a fare la doccia, lui l'avrebbe afferrata alle spalle e le avrebbe bloccato le braccia con l'obiettivo di farla cadere nella vasca.

Non era accaduto per l'arrivo del figlio, richiamato dalle urla della madre, il cui intervento era risultato provvidenziale anche successivamente. Lei si era rifugiata in camera da letto, il coniuge l'aveva raggiunta e le avrebbe stretto le mani al collo. La poverina era riuscita a fuggire e a chiudersi in bagno, dove era rimasta fino all'arrivo della polizia.

Aveva lasciato l'abitazione e si era trasferita da un'amica, ma ciò non avrebbe indotto l'uomo a desistere: le avrebbe infatti riservato numerose telefonate minatorie, gettandola in uno stato di sconforto per il quale avrebbe tentato di farla finita.