Avellino

Eccole le auto “crivellate” di colpi sabato 21 settembre, la notte in cui lo Stato ha ceduto il controllo del territorio alla criminalità. Sono lì, in bella mostra, beccate affacciandosi dal balcone. Siamo costretti al disegno, perché sono in una zona militare e non si possono riprendere “dal vivo”. Ma l’occhio è libero di descrivere ciò che vede, altrimenti le avrebbero dovute coprire.

Sono sotto una tettoia all’interno del cortile del comando provinciale dei carabinieri di Avellino. A destra, più staccata dalle altre, c'è l’auto (un fuoristrada Toyota) di Damiano Genovese, l’ex consigliere comunale ora agli arresti domiciliari perché trovato in possesso di una pistola calibro 7,65 di provenienza furtiva. Poi, nella sequenza ricostruita a occhio e matita, ecco che spunta la Q3 di Sergio Galluccio, con il finestrino posteriore sinistro fracassato per gettare dentro l’ordigno, che l’imprenditore aveva lasciato poco dopo l’una, rincasando a casa, a rione Mazzini.

Dalla nostra visuale, notiamo due particolari ed un dettaglio inquietante.

 Il primo dettaglio. Nell’auto di Galluccio al massimo è stato messo e fatto esplodere un petardo a miccia lunga. I danni sono risibili da quello che si riesce a vedere. La deflagrazione è stata così debole che tutti i finestrini sono intatti, tranne quello che con una pietra o una gomitata “il bombarolo” ha infranto per gettarvi dentro la minicipolla. Del che se ne deduce una verità: è stata poco più che una tuppiata, manco un segnale per fare paura, una cosa per far capire a Galluccio qualcosa che solo Galluccio e chi ha messo il petardo possono sapere, posto che l’imprenditore possa saperne effettivamente o intuirne i motivi.

Il secondo dettaglio. Le altre auto, tre, dalla sinistra una Fiat Uno vecchio modello, un fuoristrada Kia di colore bianco e una macchinina verde metallico, di quelle che si guidano senza patente, non sono “crivellate” di colpi. Anzi, di fori di proiettili non se ne vede manco uno. Magari, quando sono state attinte erano parcheggiate di muso e quindi i colpi sono tutti concentrati nel retro. Anche in questo caso, i vetri appaiono integri e pure le gomme sono tutte ben gonfie. Del che se ne deduce una seconda verità: questa non è stata una stesa con sventagliata di mitra stile Chicago anni ’20.

Il dettaglio inquietante. E’ la minicar. Le usano i sedicenni e le usano come una seconda casa. Di notte e all’ora in cui si sarebbe verificato il raid (tra l’una e un quarto e le due, presumibilmente a cascata dopo il petardo nell’auto di Galluccio) dentro poteva starci benissimo il ragazzino cui è stata acquistata.

Tutto questo ci porta a una domanda: è camorra? Speriamo di no e non c’è alcun segnale che porti a ritenerlo. La camorra non ti avverte, ti fa saltare in aria e punto. La camorra spara lungo le strade ma per marcare il territorio. Puntare a delle auto, che fanno riferimento a un solo gruppo familiare, stringe troppo il cerchio: non quadra. Ma se non è camorra di bravi cristiani non si tratta. Pericolosi e pure stronzi: l’auto di un ragazzino sta sotto quella tettoia a ricordarlo a tutti.