Avellino

Certi cerchi si chiudono. A volte basta un nome. Se dalla Procura distrettuale antimafia di Napoli hanno deciso di far giungere ad Avellino il procuratore aggiunto Luigi Frunzio, l'idea che gli investigatori hanno dei recenti episodi avvenuti in città (l'esplosione dell'auto dell'imprenditore Sergio Galluccio e le pistolettate contro le auto dell'ex consigliere comunale Damiano Genovese) è chiara.

Nella ripartizione delle competenze per la Dda varata dal procuratore Melillo nel luglio dello scorso anno, Luigi Frunzio ha il coordinamento sulle inchieste sulle cosche della provincia di Caserta e dei territori compresi nel circondario di Nola e Torre Annunziata.

In  questi casi, bisogna mettere mano alla bibbia dei clan, che sull'asse Nola-Avellino così recita: “Il contesto criminale della provincia Irpina resta particolarmente permeabile ad infiltrazioni di clan delle province di Napoli e Caserta. Per quanto riguarda gli assetti dei sodalizi locali, non si registrano mutamenti di equilibri nelle aree a maggior densità criminale (Vallo di Lauro, Baianese, Valle Caudina, comprensorio Montorese – Solofrano, alta Irpinia e Arianese). Nel capoluogo opera il clan Genovese (ricordiamo che Damiano è l'incensurato figlio del boss in carcere), con proiezioni anche su territori adiacenti, mentre, a Quindici, si conferma la presenza, storicamente radicata, degli antagonisti clan Graziano e Cava: il primo ha proiezioni anche nell’alta Valle dell’Irno (al confine tra le province di Salerno ed Avellino) e nel Vallo di Lauro; il secondo estende la sua influenza anche nell’agro vesuviano e nolano tramite la famiglia Sangermano”. Parola di Antimafia. 

I Sangermano, dunque, sono il nome nuovo ed emergente e che, prima come emanazione dei Cava poi mano a mano come gruppo autonomo, si muovono attraverso rapporti con il cartello dei Casalesi. Il tutto ci riporta al punto di partenza: in che modo la pizza-connection tutta cittadina s'incista con gli affari di un clan emergente? È il giallo da risolvere.