Dovrà produrre, entro trenta giorni, una 'copia forense' del contenuto del cellulare sequestrato – conversazioni, anche tra gli indagati, e foto –ad una delle sei persone chiamate in causa. E' l'incarico affidato questa mattina ad un tecnico dal sostituto procuratore Maria Colucci, titolare delll'inchiesta sulla morte di Vincenzo Iannella, 57 anni, di Paupisi, avvenuta la mattina dell'8 settembre mentre a Torrecuso stava lavorando, per conto di un'impresa del posto, negli interventi di rifacimento delle fogne per l'istituto comprensivo del paese.
Nel mirino del Pm, in particolare, il telefonino di Robertino Peca, titolare di una ditta come Mina Cerulo, entrambi indagati al pari del sindaco di Torrecuso, Angelino Iannella – il Riesame ha dissequestrato qualche giorno fa la documentazione portata via all'epoca dal Comune -, il capo dell'ufficio tecnico comunale Gerardo Rillo, Giuseppe Zotti e Luigi Zotti, proprietario e conducente dell'escavatore adoperato, rappresentati dagli avvocati Giuseppe Cerulo (per Peca e Cerulo), Vincenzo Regardi e Roberto Pulcino (per Iannella), Luigi Giuliano (per Rillo) e Giuseppe Sauchella (per i due Zotti).
Secondo una prima ricostruzione, mentre era in uno scavo profondo cinque metri, il malcapitato era stato travolto da una massa di terreno che l'aveva schiacciato e non gli aveva dato scampo. Inutili i soccorsi. La salma era stata sottoposta ad autopsia dal medico legale Lamberto Pianese; un esame per il quale i familiari della vittima, assistiti dall'avvocato Giuseppe Maturo, avevano nominato come consulente il professore Fernando Panarese, mentre la scelta di Iannella era caduta sulla dottoressa Teresa Suero.
Una fine assurda, quella del 57enne, sposato e padre di due figli in tenerà età. Un dramma al centro di un'attività investigativa dei carabinieri centrata sia sulle norme di sicurezza, sia sulle modalità del rapporto tra impresa e Comune.