Giochi di luci. Musica a palla. Quasi un DJ set degno di una nottata di festa. L’International Swimming League cattura. Ammalia. Seduce i giovani. Piace a diversi atleti. Meno ad altri. Ma non sembra entusiasmare i grandissimi allenatori.
A questo punto le domande sorgono spontanee. Questo tipo di gara avrà un futuro? Può essere definita realmente una competizione di nuoto agonistico?
In questo sport le novità non sono mai state accolte benissimo. La regola è sempre stata una sola: i tempi emettono i verdetti. Quindi trasformando la sfida tra le corsie in una competizione a squadre dove conta solo toccare per primi la piastra, rende tutto diverso.
La risposta alla prima domanda è semplice e veloce: l'International Swimming League avrà sicuramente un futuro essendo uno spettacolo anche e soprattutto per le Tv. Ha dalla sua parte sponsor importanti. Atleti che vanno a caccia di gettoni che fino a qualche anno fa un nuotatore poteva solo sognare e, soprattutto, si tratta di una competizione spettacolare che piace agli americani e quindi potrà crescere nel tempo.
Per rispondere alla seconda domanda non basterebbe un semplice articolo. Bisognerebbe scrivere un libro insieme ad uno dei grandi esperti del nuoto mondiale. Ma qualche spunto in questi giorni è comunque arrivato. Per questo ecco le nostre risposte.
Il nuoto, come l'atletica, è uno sport individuale. Ognuno gareggia per se stesso. Inutili tutte le storielle sullo spirito di squadra. Le staffette bastano e avanzano. Il cronometro detta legge.
A sostenere questa tesi è arrivato qualche giorno fa uno dei più importanti e apprezzati allenatori mondiali: Stefano Morini. Il tecnico che ha lanciato Gregorio Paltrinieri e reso grande Gabriele Detti. Insomma il “top” che c'è attualmente nel bel paese e non solo.
Dopo aver visto qualche minuto della prima tappa a Indianapolis, il “Moro” ha cambiato canale e ha espresso tutte le sue perplessità. “Dopo la prima gara ho rimesso il Tg, non si può far passare il nuoto come un evento senza i tempi; è nauseante. Preciso, non esiste da nessuna parte nel mondo”.
Un attacco diretto ad un format che fa spettacolo. La tappa napoletana è la dimostrazione, con il tutto esaurito, e le enormi difficoltà per trovare un biglietto nonostante l'evento non fosse stato pubblicizzato in maniera importante a livello nazionale per la solita storia delle esclusive televisive dove pubblicizza solo chi ha i diritti.
La Felice Scandone, ristrutturata per le Universiadi, è un vero gioiellino, e come al solito l'accoglienza di Napoli è stata fenomenale. La speranza, infatti, è quella che questa manifestazione possa ripetersi spesso nel capoluogo campano. Ma torniamo all'aspetto sportivo: la presenza della Pellegrini, di Chad le Clos, di Caeleb Dressel e di Florent Manadou anche se in un periodo della stagione dove nessuno è in condizione, ha infiammato il pubblico. Peccato si gareggiasse in vasca corta e qui tornano a far capolino le perplessità che ci spingono a sposare la tesi di Morini. Quanto contano a livello mondiale le gare in vasca corta? Poco. Anzi, molto poco. Ci sono mondiali ed Europei, ma i campioni veri pensano e lavorano in ottica delle manifestazioni in vasca da 50 metri, in particolare le Olimpiadi.
Ecco perché l'unica risposta da dare è quella che definisce l'International Swimming League una straordinaria manifestazione dove si “esibiscono” atleti fenomenali, ma l'agonismo, quello vero, spesso non è presente. Per ritrovarlo, appuntamento alle gare dove contano i tempi, quelli che contano.