La decisione arriverà il 7 novembre, quando la Corte di Assise (presidente Fallarino, a latere Rotili, più la giuria popolare) si pronuncerà sull'utilizzabilità delle intercettazioni operate con il 'Trojan', il virus informatico che, inserito in un telefonino o un computer, restituisce una marea di informazioni. Ad eccepirne l'uso, incrociando l'opposizione del pm Francesco Sansobrino, all'esordio di in Corte di Assise, e, per le parti civili, degli avvocati Antonio Leone e Tullio Tartaglia, sono stati gli avvocati Angelo Leone e Mario Palmieri, Claudio Sgambato e Orlando Sgambati: i primi assistono Giuseppe Massaro, 56 anni, di Sant'Agata dei Goti, gli altri Generoso Nasta (avvocati Orlando Sgambati e Claudio Sgambato), 31 anni, di San Felice a Cancello – l'unico presente in aula -, arrestati il 28 dicembre dello scorso anno, dai carabinieri, nell'inchiesta sull'omicidio di Giuseppe Matarazzo, il 45enne pastore di Frasso Telesino ammazzato a colpi di pistola il 19 luglio del 2018 dinanzi alla sua abitazione alla contrada Selva.
Massaro è accusato di aver fornito la Croma, guidata da Nasta, adoperata per portare a termine la missione di morte, e la 357 magnum, che gli era stata ritirata per una discrasia del numero di matricola, dalla quale – aveva accertato una consulenza balistica – erano stati esplosi almeno cinque colpi contro la vittima.
Un delitto al centro di un'attività investigativa che non ha ancora definito le identità di colui che ha fatto fuoco e del mandante di un'azione criminosa “su commissione – aveva spiegato il Procuratore Aldo Policastro – con un unico movente: la vendetta”. Un riferimento evidente al sospetto, da sempre nutrito, di un omicidio maturato nell'ambito della famiglia della 15enne che il 6 gennaio del 2008 si era tolta la vita impiccandosi ad un albero.
Matarazzo era stato condannato per abusi sessuali ai suoi danni, ed un mese prima di essere ucciso aveva terminato di scontare una condanna a 11 anni e 6 mesi.
L'inchiesta è stata anche scandita da un incidente probatorio che si è tenuto dinanzi al gip Flavio Cusani nell' ottobre 2018, dopo la richiesta dell'avvocato Raimondo Salvione, difensore di Lucio Iorillo, papà della 15enne, all'epoca unico indagato. Un appuntamento nel corso del quale il professore Ciro Di Nunzio aveva ricevuto l'incarico di eseguire gli esami biologici su due cicche di sigarette, un sassolino ed un rametto, sui quali potrebbero essersi tracce di sostanze ematica e di saliva. Esami di cui non sono ancora state depositate le conclusioni.