Benevento

Niente udienze penali da lunedì a venerdì prossimo – 21-25 ottobre – per l'astensione proclamata dall'Unione delle Camere penali italiane contro la norma “che di fatto abroga la prescrizione del reato dopo la pronunzia della sentenza resa dal giudice del primo grado”.

Una riforma che rappresenta, secondo i penalisti, “una delle pagine più sciagurate della deriva populista e giustizialista del nostro Paese, giacché essa afferma il principio, manifestamente incostituzionale, secondo il quale il cittadino, sia esso imputato che parte offesa del reato, possa e debba restare in balia della giustizia penale per un tempo indefinito, cioè fino a quando lo Stato non sarà in grado di celebrare definitivamente il processo che lo riguarda”.

Viene ricordato che “oltre 150 docenti di diritto penale, processuale e costituzionale, e finanche Presidenti Emeriti della Consulta, hanno sottoscritto il nostro appello con il quale evidenziavamo al Presidente della Repubblica, al momento della promulgazione di quella legge di riforma, i plurimi profili di incostituzionalità; è infatti chiaro a tutti, ivi compresa la Associazione Nazionale Magistrati ed il Consiglio Superiore della Magistratura nelle loro inequivoche statuizioni sul punto, che l’entrata a regime di un simile, aberrante principio determinerebbe un disastroso allungamento dei tempi dei processi, soprattutto a partire dal grado di Appello, giacché verrebbe a mancare la sola ragione che oggi ne sollecita la celebrazione. Si tratta insomma di quella famosa “bomba atomica” cui l’allora Ministro Giulia Bongiorno paragonò la potenza devastatrice di una simile riforma (che purtuttavia aveva firmato e votato)”.

L'Unione ribadisce che “la prescrizione del reato rappresenta l’irrinunciabile rimedio alla patologia di indagini e processi che durano decenni. Se uno Stato non è in grado di definire un giudizio penale in dodici, quindici, venti, ventidue anni, la rinunzia al giudizio costituisce un dovere etico e giuridico in una società che voglia dirsi civile, alla quale ripugna l’idea che un cittadino possa essere tenuto al laccio di un giudizio penale per un tempo infinito, senza alcun rimedio ad un simile scempio; è certamente necessario un intervento legislativo efficace che riduca drasticamente i tempi di durata dei processi penali, senza ovviamente alcun pregiudizio per le garanzie costituzionali che assistono l’imputato nel processo”.