Inchiesta Sidigas, questa mattina davanti al procuratore aggiunto Vincenzo D’Onofrio e al pm Vincenzo Russo sono stati ascoltati nell’inchiesta Ground Zero 2, il giudice tributario Fernando Spanò, presidente della quinta commissione di Salerno, e il funzionario amministrativo Giuseppe Naimoli. Spanò ha confessato diversi episodi in cui avrebbe accettato mazzette per favorire imprenditori. E ne avrebbe citato anche uno che riguarda la Enerimpianti, società del gruppo Sidigas. Ora il compito dei magistrati avellinesi è capire se l'episodio corruttivo che riguarda la Sidigas sia davvero avvenuto. Deus ex macchina del sistema corruttivo sarebbe il giudice avellinese Antonio Mauriello che nel corso dell'interrogatorio di garanzia ha respinto le accuse, specie quelle che riguardavano la società irpina di distribuzione del gas.
Ricevimenti, denaro, ma anche promesse di posti di lavoro ai parenti e ai figli dei giudici tributari: ci sarebbe stato questo tra le "regalìe" da parte degli imprenditori per aggiustare le sentenze e le decisioni della commissione tributaria di Salerno. E intanto il destino della Sidigas si intreccia a doppio filo con quello delle società sportive avellinesi: il fallimento dell'azienda è stato evitato la scorsa estate con un concordato in bianco. Ora i legali hanno tempo fino al 6 novembre per presentare un piano di rientro per soddisfare i creditori ma nel frattempo la guardia di finanza ha acquisito i bilanci dell'Us Avellino e della Scandone basket e il riesame ha confermato il sequestro di beni per un valore di 97 milioni di euro riconducibili a Gianandrea de Cesare.