“Sono sempre stata una persona onesta, sincera, ho sempre aiutato nelle mie possibilità senza avere mai niente in cambio”, scrive Giuseppe Pavone, dipendente del ministro della Giustizia, rinviato a giudizio in due tronconi dell'indagine sui centri migranti: uno a Benevento, l'altro a Napoli, per il quale è agli arresti domiciliari.
“Sono un autista giudiziario, ho lavorato per 10 anni all'antimafia di Catanzaro sempre elogiato dai magistrati e l'ex procuratore antimafia Lombardi per la mia condotta educativa, prestante e molto professionale nella guida veloce e sicura per assicurare sempre il servizio statale 24 ore su 24. Sì, ero disponibile 24 ore su 24 su auto blindate con 2 macchine di scorta avanti e indietro. Dopo 10 anni per un problema di salute di mia moglie sono arrivato a lavorare a Benevento, in procura”.
Pavone sostiene che, “visto che nei tempi di attesa come autista non riuscivo a stare senza far niente mi sono prestato volontariamente chiedendo al procuratore Maddalena di essere assegnato al registro generale. Ho imparato da solo apprendendo pian piano dai funzionari responsabili".
Il suo racconto continua: "Andava bene, mai trasgredito le regole giuridiche fino a quando un giorno si e presentato allo sportello un tipo mai visto prima, dicendo sono il custode della prefettura ti do il numero del fascicolo puoi vedere che novita ci sono? Ho controllato senza svelare chissà che cosa, hanno capito (l'interessato ha successivamente chiesto che il termine da lui adoperato fosse sostituito con creduto ndr) che ero una talpa della procura ecc.. Tutto è iniziato lì, bisogna anche tenere conto che anche se avrò sbagliato e' sempre involontariamente, stavo allo sportello tutta la giornata da solo mi sono fatto in quattro per aiutare la procura. Questo e' il ringraziamento?”.