Sedici mesi fa – era il 18 luglio 2018 – era stato prosciolto dal gup Flavio Cusani perchè il fatto non costituisce reato: una sentenza ribaltata dalla Corte di appello, che ha disposto il rinvio a giudizio – il processo partirà il 26 marzo del prossimo anno - di Cristiano Huscher (avvocato Antonio Terralavoro), ex primario di Chirurgia del Rummo, imputato di falso in atto pubblico.
L'accusa gli era stata contestata in un'inchiesta che il sostituto procuratore Maria Gabriella Di Lauro aveva avviato dopo la denuncia di un altro chirurgo dello stesso ospedale, Nino Rosa (parte civile con l'avvocato Vincenzo Regardi). Quest'ultimo era stato infatti tirato in ballo, al pari di due colleghi, da un paziente della provincia di Caserta che aveva operato il 21 luglio del 2012.
L'uomo, all'epoca 36enne, si era ricoverato per problemi alla colecisti che avevano reso necessaria l'asportazione dell'organo. A distanza di quindici giorni aveva però subito un altro intervento, stavolta effettuato da Huscher, che nella cartella clinica aveva attestato – falsamente, secondo il Pm - la presenza di lesioni alle vie biliari ed al colon dovute alla precedente operazione. Lesioni non restituite, però, dalla risonanza magnetica praticata al degente dopo il primo intervento.
Ecco perchè, una volta avuta contezza del contenuto della cartella clinica, il malcapitato aveva deciso di rivolgersi all'autorità giudiziaria, innescando un'indagine a carico di Rosa ed altri due membri dell'equipe chirurgica. Un'indagine che, dopo una consulenza curata dai professori Cristoforo Pomara e Antonio Ambrosi, che avevano escluso le lesioni, ed una ulteriore prosecuzione accordata dal gip Gelsomina Palmieri, era sfociata nell'archiviazione, proposta dalla stessa Procura.
La richiesta di scrivere la parola fine era arrivata successivamente anche in relazione all'inchiesta, per falso, partita nei confronti di Huscher dopo la denuncia di Rosa, ma in questo caso la decisione era stata diversa. Di qui la fissazione dell'udienza preliminare, conclusa con il non doversi procedere nei suoi confronti, a differenza di quanto sollecitato dalla Procura e dalle parti civili (oltre a Rosa, il Rummo, rappresentato dall'avvocato Antonio Cicatiello). Del tutto opposte le valutazioni della Corte di appello, che, come detto, ha stabilito che la vicenda dovrà essere vagliata da un processo.