Avellino

Era accusata di aver ricettato diversi assegni falsi, per un importo totale di circa 8mila euro, utilizzandoli per pagare della merce acquistata all’ingrosso - per poi rivenderla con il sistema del porta a porta - ad una nota azienda di detersivi. Ma all’esito dell’istruttoria dibattimentale, la giovane C.D.G. 26enne - difesa dall’avvocato Angelo Polcaro - originaria di Caserta, ma all’epoca dei fatti residente insieme al compagno a Monteforte Irpino, è stata assolta per non aver commesso il fatto. Stando all’ipotesi accusatoria, la donna avrebbe posto in essere la condotta delittuosa unitamente al suo compagno, V.E. 28enne- anch’egli imputato e difeso dall’avvocato Annibale Schettino-che approfittando del ruolo svolto (operatore di sportello part time) nell’ufficio postale di Sirignano, utilizzando le password di accesso e  le postazioni di lavoro di alcuni colleghi, si era introdotto abusivamente nel sistema informatico di poste italiane S.p.A. aprendo un conto corrente falso, intestandolo al padre della sua compagna e richiedendo anche l’emissione di diversi carnet di assegni. Una condotta studiata, nei minimi dettagli, come ritenuto dagli inquirenti, in quanto il dipendente della posta di Sirignano, aveva creato il falso conto corrente, provvedendo anche a richiedere il carnet di assegni, mentre la fidanzata  vi apponeva la firma falsa di sua madre, al fine di consegnare i titoli credito fasulli all’azienda che vende prodotto per l’igiene per la casa e personale. Il rodato meccanismo fu scoperto grazie ad un’inchiesta interna di Poste Italiane, dopo che gli assegni portati all’incasso furono protestati per difetto di provvista. Procedimento interno che portò inoltre anche al licenziamento di V.E. per il grave comportamento tenuto in costanza del rapporto di lavoro. Inoltre a seguito della segnalazione presentata dall’ispettore delle poste, immediatamente partirono le indagini eseguite dalla polizia postale di Napoli, che portarono al rinvio a giudizio dei due conviventi con le accuse di  accesso abusivo al sistema informatico per V.E. e ricettazione per C.D.G. Ma il tribunale di Avellino, in composizione monocratica, presieduto dal giudice Lorenzo Corona, accogliendo la tesi difensiva ha mandato assolta la donna, stante l’assoluta inconsistenza delle accuse a suo carico, non riscontrate da dati oggettivi, non essendo stata raggiunta la prova che a firmare ed utilizzare gli assegni falsi fosse stata proprio l’imputata. Infatti gli unici indizi contro la giovane, come sostenuto dall’avvocato Angelo Polcaro, erano costituiti dalle dichiarazioni rese dal compagno, nell’ambito del procedimento disciplinare avviato da Poste Italiane e non utilizzabili nel processo penale. Prosciolto da ogni addebito anche V.E, il compagno della donna, nei confronti del quale il giudice ha emesso sentenza di non doversi procedere per difetto di querela, come richiesto dal suo difensore. Il pubblico ministero aveva chiesto per V.E. 2 anni di reclusione, mentre per la giovane C.D.G., assolta con formula piena, una pena di due anni e sei mesi di reclusione, oltre al pagamento di una multa di tremila euro.