Benevento

E invece sì, per buona pace di De Gregori, quelli da lui definiti "particolari" sono stati decisivi. Undici metri di gloria e maledizione, di lacrime e gioia. Undici metri hanno deciso il destino di Matera, Como, Bassano e Reggiana. Undici metri di follia avevano stabilito anche quello della Juve Stabia ai quarti, spedendola a casa all'alba del viaggio verso la B. Dunque, sarà pur vero che "non è da questi particolari che si giudica un giocatore", ma una stagione sì. Approdano in finale Como e Bassano, due squadre a cui gli episodi sono andati particolarmente bene nella post season. 

Rivincita - A Benevento i comaschi giocarono una sfida di puro agonismo riuscendo a ribaltare il risultato grazie a una traiettoria beffarda al 92'. Ieri stava accadendo più o meno lo stesso quando allo scadere dei tempi regolamentari Le Noci, appena entrato al posto di Defendi, aveva fallito un gol clamoroso a tu per tu con Bifulco. Il destino, gli Dei del calcio o qualunque altra cosa, hanno poi posto rimedio regalando a Sabatini il biglietto vincente per la lotteria dei rigori. Va ricordato, per onor di cronaca, che i lariani lo scorso anno uscirono ai quarti di finale contro il Sud Tirol proprio a causa dell'ironica appendice dicendo addio dagli undici metri alle proprie ambizioni. Il conto con la cattiva sorte, dunque, pare essere saldato.

Come Duckadam - Emozioni "Grandi" anche a Bassano, dove i padroni di casa per la seconda volta in due turni sono riusciti a passare il turno dagli undici metri. Ai quarti di finale il portiere giallorosso parò un rigore a Bombagi della Juve Stabia e Iacolano mise la firma sul penalty decisivo. La scena si è ripetuta con la Reggiana, con la differenza che l'estremo difensore della Virtus stavolta ne ha parati ben tre. A chi non ha la memoria corta (e abbastanza anni da poter aver vissuto il momento) l'impresa dell'ex portiere della Pergolettese avrà ricordato quella di Duckadam, estremo difensore dello Steaua Bucarest che nel 1986 parò ben quattro rigori al Barcellona nella finale di Coppa dei Campioni giocata al Sánchez Pizjuán di Siviglia. Un momento leggendario a cui nel suo piccolo può essere paragonata l'impresa di Grandi che ora è atteso da una finale tutta settentrionale.

E' giusto così? - Una domanda, tuttavia, è lecito porsela. Al di là del piazzamento delle due finaliste, di quanto prodotto in stagione e di quanto visto nel corso dei play off, decidere un campionato lungo più di quaranta giornate con i calci di rigore è quanto di più doloroso si possa escogitare. Funziona così anche in Inghilterra, dove la finale in gara unica dalla Championship in giù viene giocata addirittura a Wembley con stadio pieno una volta sì e l'altra pure. A molti, probabilmente soprattutto ai calciatori, sarà capitato di pensare che in undici metri erano racchiuse ben 41 partite. Tutte in un calcio di rigore, in un momento da non farsi sfuggire. Perchè un errore sarà anche un particolare piccolo, ma pone fine a un grande sogno. 

Francesco Carluccio

 

 

(Nella foto Helmuth Duckadam dopo la serie di rigori tra Barcellona e Steaua del 1986)