Benevento

No, non è un refuso: avete letto bene. E chi ha ascoltato l'audio lo sa perfettamente. “Topi rom”: ha detto proprio così, il sindaco Clemente Mastella, parlando del problema dei ratti che se ne vanno in giro per Benevento. Lo ha fatto nel corso dell'incontro con gli organi di informazione: un appuntamento servito ad annunciare l'adozione di una ordinanza e ad invitare i cittadini a prestare attenzione e a segnalare “situazioni di stabili abbandonati e ruderi che potrebbero diventare rifugio perfetto” per quelli che ha definito "topi rom”.

Espressione ironica nelle intenzioni di chi l'ha usata, peccato non contenesse, sempre nel segno dell'ironia, nessuna indicazione sull'appartenza a quale gruppo. Leggo che ce ne sono tanti, ne riporto alcuni: romacel, romanical, kale, manuš, sinti , oppure kalderaš, curari?

Niente di tutto ciò, purtroppo, ma solo il ricorso ad un termine che ha come equivalente quello di zingaro o di gitano.

Insomma, topi nomadi che proprio non riescono a stare fermi: zompettano felici ovunque, magari li senti squittire lungo le strade o in qualche scuola, mentre se la svignano nelle fogne dalle quali possono essere usciti perchè attratti dall'irresistibile fascino che emanano il puzzo e la vista della monnezza che la gente educata abbandona senza problemi.

Piazzole, slarghi, nei pressi della campane per la raccolta del vetro, sui marciapiedi. In una sorta di nomadismo dell'inciviltà che disegna una mappa del degrado capace di indignare chiunque abbia a cuore le sorti di una comunità, la sua evoluzione. Poveri “topi rom”, loro sono il nulla rispetto a questi zozzoni per i quali è senz'altro più congrua quella espressione colorita che li individua come '.z...ccole morte'.