Ricostruire la parola d'ordine. Prendendo ad esempio il coraggio mostrato da coloro che dopo la seconda guerra mondiale scelsero la democrazia per il nostro Paese. Un Paese che oggi ha spento la sessantanovesima candelina accesa per la Repubblica, tormentato da una crisi che non smette di mordere, che fa sentire pesantemente i suoi effetti in termini sociali. L'Italia che ha bisogno di ripartire e di mantenere fede all'impegno dei padri costituenti: rimuovere gli ostacoli e garantire sviluppo e pari opportunità per tutti. E allora, buon compleanno Repubblica. L'hanno gridato forze dell'ordine, associazioni combattentistiche e di volontariato, i bambini che si sono ritrovati questa mattina in piazza IV Novembre. Per una cerimonia sempre uguale a se stessa e sempre più autoreferenziale.
Scarsa, purtroppo, la partecipazione popolare sotto un sole cocente che, complice anche la lunghezza degli interventi, ha tirato un brutto scherzo a qualche ragazzino, ad un componente della fanfara dei vigili del fuoco di Napoli e, soprattutto, ad un anziano al quale nei pressi della villa comunale è stato necessario praticare il massaggio cardiaco prima dell'arrivo di un medico – il dottore Fernando Errico, sindaco di San Nicola Manfredi – e di un'ambulanza che ha trasportato il malcapitato in ospedale. Note negative di un appuntamento scandito dal messaggio del presidente della Repubblica Sergio Mattarella letto dal prefetto Paola Galeone. “Un richiamo ad un impegno sempre maggiore per rispondere ai bisogni della gente e alla sua vacillante fiducia nelle istituzioni”, ha chiosato l'inquilino del palazzo del governo. Mentre il sindaco Fausto Pepe, al suo ultimo discorso nella festa civile più importante, ha posto l'accento sulla necessità di “lavorare perche tutti abbiano gli stessi diritti ed un futuro in un Paese che non deve escludere alcuno”.
La coesione sociale come “mezzo per la ricerca dello sviluppo di ogni persona in un momento nel quale non mancano certo le difficoltà”. Legate alla mancanza di lavoro e di prospettive. Quelle su cui ha insistito il presidente della Provincia Claudio Ricci. “Non servono rassegnazione ed apatia, dobbiamo avere fiducia in noi stessi, e chiederci se come istituzioni abbiamo fatto e facciamo ciò che i nostri avi ci hanno chiesto”. Discorsi con l'inevitabile spruzzata di retorica, ma tant'è. E' la festa della Repubblica.
Enzo Spiezia