Avellino

Sarà ascoltato tra qualche ora a Roma Vincenzo D’Onofrio, il procuratore aggiunto della Repubblica di Avellino, raggiunto da un avviso di garanzia nell’ambito di un filone d’indagine aperto con l’ipotesi di peculato.

Il magistrato dovrà chiarire come e perché chiese la riparazione di una barca di cui non era proprietario ma della quale aveva l’uso. Di qui l’ipotesi di presunto peculato. Per anni impegnato nella lotta alla criminalità organizzata presso la Direzione distrettuale antimafia di Napoli, Vincenzo D’Onofrio ha visto complicarsi la sua deposizione nelle ultime ore.

Ai magistrati romani, competenti per giurisdizione sui reati dei giudici di Avellino, dovrà anche rendere chiarimenti in merito ad un presunto episodio di corruzione semplice, per aver accettato da parte di terze persone un’auto messagli a disposizione e dei biglietti omaggio per sé e la propria scorta (D’Onofrio ha ricevuto minacce di morte da parte di esponenti del clan Sarno e vive blindato seguito in ogni passo da tre carabinieri) in occasione di una gara (2018) a Torino tra Juventus e Napoli.

Il fascicolo è stato aperto come atto dovuto in seguito a numerose intercettazioni telefoniche disposte dalla Distrettuale di Napoli a carico di alcuni imprenditori.

Vincenzo D’Onofrio è procuratore aggiunto ad Avellino dal giugno del 2015. Con il procuratore Rosario Cantelmo in procinto di andare in pensione per raggiunti limiti di età, D’Onofrio potrebbe assumere la direzione dell’Ufficio.