Benevento

Sette anni fa – nel dicembre del 2012- era finito agli arresti domiciliari, poi dopo un mese era tornato in libertà. Oggi ne era stata chiesta la condanna ad una pena complessiva di 9 anni e 5 mesi, ma il Tribunale (presidente Fallarino, a latere Rotili e Telaro) ha assolto, perchè il fatto non sussiste, Antonio Peloso (avvocati Carmen Esposito e Angelo Leone), 57 anni, all'epoca assessore ai Lavori pubblici e responsabile del Servizio tecnico del Comune di Reino.

E ha fatto altrettanto anche con le altre tre persone - Antonio Calzone (avvocato Graziano Petrantuono), 45 anni, Antonello Calzone (avvocato Vincenzo Regardi), 42 anni, entrambi imprenditori, e Francesco Tozzi (avvocato Roberto Verusio), 42 anni, amministratore di una ditta, tutti di Reino -chiamate in causa, a vario titolo, da una indagine diretta dal sostituto procuratore Antonio Clemente e condotta dai carabinieri su fatti che andavano fino al settembre 2012.

Prima che il collegio giudicante si ritirasse in camera di consiglio – ne è uscito intorno alle 16 per la lettura del dispositivo - , il pm Maria Dolores De Gaudio aveva proposto la condanna di Peloso a 3 anni e 5 mesi per tentata induzione indebita e a 6 anni per altri tre capi di imputazione: due per abuso d'ufficio, in concorso con Antonio Calzone e Antonello Calzone – per loro 2 anni a testa – e uno, per abuso d'ufficio, falso e truffa, in concorso con Tozzi – per lui 4 anni.

A seguire, l'intervento dell'avvocato Claudio Fusco, per una parte civile – la presunta vittima delle tentata induzione indebita – e le arringhe dei difensori, che si erano ovviamente espressi per l'assoluzione dei loro assistiti.

Il capitolo delle tentata induzione riguardava la condotta di Peloso, che avrebbe chiesto ad un 56enne di ritirare i decreti ingiuntivi relativi a due procedimenti civili azionati nei confronti della cognata e della moglie del Peloso, per ottenere in cambio un esito favorevole ad un'istanza di sanatoria pendente presso l'ufficio tecnico per un immobile la cui demolizione, disposta dal Comune, era stata sospesa nel maggio 2011 dal Tar.

L'abuso d'ufficio era invece stato prospettato in relazione agli inviti alle gare per la sistemazione del cimitero, la manutenzione degli edifici comunali – sono i versanti addebitati, rispettivamente, ad Antonio Calzone, cugino del sindaco, e ad Antonello Calzone – e, per Tozzi, la manutenzione straordinaria dell'acquedotto comunale.