Avellino

Migliaia di litri d'acqua andati sprecati, senza che nessuno, Alto Calore in testa, pensi a porvi rimedio. È il paradosso che meglio spiega come l'azienda corsotile, molto concentrata su stipendi e privilegi, sia riuscita ad accumulare nel corso degli anni 125 milioni di debiti, pur disponendo del bacino idrografico più prolifico dell'Italia Meridionale. Anche riuscendo, al contempo, nell'impossibile compito di far pagare agli irpini bollette per l'acqua più care che ai milioni di pugliesi riforniti... dall'Irpinia.

C'è una intera strada, via Salvatore Pescatori, una traversa di via Morelli e Silvati, completamente inondata dalla perdita da oramai otto giorni consecutivi. Nessuno vede, nessuno interviene. Neanche uno straccio di vigile urbano che ferma la propria auto e chiama chi di competenza.

L'Alto Calore dovrebbe mandare un cristiano con una chiave inglese a stringere un tubo o riparare un collettore, alzando un semplice tombino. Evidentemente, tra le centinaia di assunti, dirigenti e amministratori lautamente pagati inclusi, nessuno ha in animo di fare una cosa semplice semplice: il proprio lavoro, seriamente.

Al contrario, dopo 125 milioni di euro accumulati, l'Alto Calore è pronto a chiedere a Cassa Depositi e Prestito un finanziamento per non fallire, chiedendo alla Regione Campania decine di milioni per mettere mano all'ammodernamento delle condotte. Andiamo proprio bene... se questi sono i presupposti possiamo stare tutti tranquilli su come saranno gestiti questi fondi.

Caro Ciarcia si dia una svegliata: lei non sta alla guida dell'Alto Calore per dormire, mentre i suoi dipendenti continuano a coltivare solo privilegi.