Benevento

Li chiamano “cinque minuti”, ma a Pasquale Pane sono costati quanto una tazza di caffè a Montecarlo. Un ragazzo tranquillo, educato, alla mano, eppure il primo aprile al Via del Mare è capitato anche a lui di perdere la pazienza. Quel giorno si vide sventolare in faccia il rosso dopo un pugno all'attaccante leccese Embalo. Risultato: due giornate di squalifica pesanti come un macigno. Anche dopo averle scontate, Pane non avrebbe più rivisto il campo abbandonando l'opportunità di giocare i play off. A distanza di due mesi l'estremo difensore puteolano torna a parlare della stagione, della sua esperienza, e di quel momento in cui ha perso letteralmente le staffe. 

Partiamo da lì. Siamo al ridosso del 90', Lecce in vantaggio 1-0...
“Ho perso la testa per la prima volta nella mia carriera. Non mi era mai successa una cosa simile e l'ho pagata a caro prezzo. Non ce l'avevo assolutamente con Embalo, ci mancherebbe. E' stato un gesto dovuto alla frustrazione. La stagione stava andando via e il campionato stava prendendo la strada di Salerno...”

Dopo la partita di Lecce il Benevento scivolò a meno cinque dai granata, mentre tu al rientro dalla squalifica trovasti una situazione completamente nuova. Cosa è successo?
"Ho saltato le sfide con Reggina e Matera, poi la società ha deciso di cambiare guida tecnica e la nuova gestione ha fatto scelte diverse. Mentirei a dire che non avrei voluto giocare contro il Como. Non mi aspettavo di giocare, questo sì, ma sono molto amareggiato di non aver potuto prender parte a quella sfida"

L'episodio del Via del Mare quanto ha pesato secondo te?
"Tantissimo. In quel momento stavo giocando, avevo trovato una certa continuità. E' stato un momento che ha segnato la mia stagione".

La stagione del Benevento invece da che momento è stata segnata?
"Credo proprio dallo scontro diretto. Anzi, non ho alcun dubbio. La Salernitana ha messo la freccia nello scontro diretto dell'Arechi. Quella partita è stata una mazzata terribile per ognuno di noi".

Avvertivate un'atmosfera diversa nello spogliatoio dopo quel giorno?
"No, questo no, ma allo stesso tempo credo che le sensazioni possano essere anche mascherate. Tutti hanno sempre lasciato trasparire grande serenità, ma penso che qualcosa in negativo sia scattato nelle nostre teste. Fin lì avevamo fatto benissimo e improvvisamente ci siamo trovati sotto".

Quanto rammarico c'è?
"Infinito, non solo per i risultati sportivi ma per il clima che si è creato all'indomani. Ho letto degli atti vandalici, credo che siano ingiustificabili. E pensare che fino a qualche mese fa l'atmosfera era idilliaca..."

Hai seguito i play off?
"A dire il vero ho staccato un po' la spina. Ho visto i risultati, qualche immagine, ma non le partite intere. Non ce l'avrei fatta. Mi aspettavo un Matera-Bassano in finale, e invece c'è il Como..."

Già, il Como...
"La ferita è ancora aperta, ma se la squadra di Sabatini è lì a giocarsi la finale un motivo ci sarà. La mia favorita resta il Bassano che meriterebbe di salire visto il cammino nel suo campionato".

Sbagliamo a dire che questi play off sono la sconfitta del girone C?
“No, sono dello stesso avviso. Il girone C ne esce ridimensionato: su tre squadre ne ha portata solo una in semifinale. Troppo poco”.

Mancata promozione del Benevento: più sfortuna o occasioni sprecate?
“Tanti episodi ci sono girati male ma diversi anche a favore. Penso che quando non si arriva a raggiungere un obiettivo la fortuna e la sfortuna sono elementi secondari. Avremmo dovuto e potuto fare di più”.

Francesco Carluccio