Dalle opinioni alle storie. Dai pensieri di chi giudica (troppo spesso senza ascoltare) alle esperienze, alle esistenze, ai sentimenti di chi vive, nella propria famiglia e sulla propria pelle, argomenti che, per essere affrontati, hanno bisogno di rumore.
In tanti si chiedono se il gay pride sia necessario. Eppure solo ora, a Benevento, si parla tanto di diritti civili. Non solo diritti degli omosessuali ma diritti che riguardano l'intera umanità.
E allora ecco una storia, nelle parole di una madre che esce allo scoperto per parlare di una figlia. Ecco la sua storia e quella dell'amore che vince sempre.
“Sono la madre di una ragazza gay e vorrei fare qualche considerazione in vista del ‘pride’ che animerà nei prossimi giorni la città di Benevento. Considerazioni che faccio dal basso della mia normalità, della mia quotidianità che un giorno si è dovuta aprire di fronte ad uno scenario inaspettato.
Al coming out di mia figlia sono rimasta sorpresa ma non turbata, rassicurata comunque dal fatto che avesse tanta fiducia in me da non doversi nascondere. D’altra parte non mi era sfuggito il suo sguardo innamorato, luminoso come solo gli sguardi innamorati sanno esserlo.
Non ho colto depravazione nei suoi gesti, nelle sue parole, nei suoi sentimenti, né mi è sembrato che i suoi nuovi amici fossero diversi in qualche modo dai loro coetanei: li ho visti tutti impacciati, entusiasti, fragili e coraggiosi proprio come lo sono stata anch’io alla loro età. Naturalmente ho dovuto fare i conti con le domande scomode che, mio malgrado, sorgevano dentro di me e devo dire che fra tutte, quella che mi ha dato minor pena è stata quella riguardante l’aspetto prettamente sessuale. Forse perché ho sempre pensato che il sesso fosse comunicazione, il bisogno naturale di esprimere la propria affettività e non riesco a vedere niente di male in questo.
Non mi scandalizzo se vedo due persone che si scambiano effusioni, non presto attenzione al loro ‘genere’, mi limito a godere di quel gesto di comunione, di complicità e di tenerezza di cui sono testimone involontaria e, aggiungo, privilegiata di questi tempi … Mi scandalizzo se vedo atti di violenza, di esclusione, di sopraffazione, di superbia. E mi interessa che mia figlia sia una brava persona, corretta e sincera, che trovi un lavoro in cui realizzarsi, una buona compagna, che riesca a intessere una rete relazionale che la affianchi con affetto nel corso della vita, che sia aperta ai bisogni degli altri.
Mi interessa la sua salute, che si alimenti bene, che smetta di fumare, che si riguardi, insomma le cose che sperano tutte le mamme del mondo e che poi sono le cose davvero importanti.
Per questo sono rattristata dagli anatemi scagliati da chi dovrebbe difendere i principi della fraternità, da chi si sente minacciato da tutto quello che si allontana dalle convenzioni e non lo dico per fare l’originale, ma perché colgo in questa chiusura una durezza di cuore e di mente, una mancanza di rispetto e di civiltà che non vorrei trovare in nessun essere umano”.
Mariateresa De Lucia