Salerno

Nuova puntata del braccio di ferro giudiziario che vede protagonisti il bar Canasta, il condominio che lo sopita e il Comune di Salerno. Il Tar Campania ha infatti respinto il ricorso presentato dalla società “Ristobar” - rappresentata dall’avvocato Marcello Fortunato - contro palazzo di città (difeso dai legali Alessandra Barone e Aniello Di Mauro) e il condominio di Palazzo Luongo, rappresentato dagli avvocati Rosaria  e Gateano D’Emma.

I giudici nel dispositivo hanno ricostruito la lunga querelle giudiziaria a colpi di ricorsi e sentenze: in particolare i residenti dello stabile hanno contestato, tra le altre cose, attraverso l’avvocato D’Emma l’assenza dei titoli per poter utilizzare l’area dove il bar ha installato arredi mobili (tavolini e sedie). Infondate – secondo i magistrati amministrativi – le contestazioni mosse dalla società, la cui istanza si è basata espressamente sul fatto che il condominio “non ha dato il suo assenso all’utilizzo dello spazio in questione mediante l’occupazione di sedie e tavolini”, come si legge nella sentenza.

Anche il Consiglio di Stato, in un pronunciamento anteriore, aveva ribadito che il via libera dei condomini era fondamentale. Niente da fare anche per “l’eccesso di potere” perorato dalla società che gestisce il bar in una vicenda nella quale si fa riferimento – tra le altre cose – anche alle autorizzazioni del comune e al pagamento della tassa di occupazione del suolo pubblico.

Per il Tar non si scappa da un principio fondamentale: il condominio è titolare di un diritto sugli spazi occupati da sedie e tavolini. Il comune ha ritenuto indispensabile, per poter procedere con l’istruttoria, che ci fosse invece il via libera dei condomini che invece è mancato. “Mancando tale assenso, il contestato diniego risulta di natura vincolata, sicche´ sono infondate le censure sulla mancata partecipazione procedimentale”, l’espressione messa nero su bianco nella sentenza che segna un punto a favore degli occupanti del condominio. Di qui la decisione del Tar che respinge il ricorso della società che gestisce il Canasta.