La conferma di una condanna, la riduzione di una seconda e due assoluzioni piene. E' la sentenza della Corte di appello per le quattro persone condannate il 20 novembre del 2018, dal giudice Polito, dopo essere rimaste coinvolte nell'indagine del pm Patrizia Filomena Rosa e dei carabinieri del Nucleo operativo di Cerreto Sannita sul racket delle viti.
Nel mirino degli inquirenti il denaro chiesto per la guardiania ai proprietari dei vigneti, che sarebbero stati costretti a sborsarlo, tra marzo ed ottobre 2015, per evitare il danneggiamento delle coltivazioni tra Guardia Sanframondi e Castelvenere.
In particolare, i giudici di secondo grado hanno confermato la condanna a 6 anni, per due estorsioni, per Giovanni Coletta (avvocati Antono Leone e Gabriele Nuzzi), 60 anni, di Castelvenere, mentre hanno ridotto da 5 a 3 anni la pena per Annibale Zotti (avvocato Antonio Barbieri), 69 anni, di Solopaca, riconosciuto colpevole di detenzione e porto illegale di armi e munizioni.
Per Zotti anche il non doversi procedere, per intervenuta prescrizione, dell'accusa di ricettazione di un fucile, e l'assoluzione, perchè il fatto non sussiste, dall'addebito di minaccia aggravata. E' la stessa imputazione da cui sono stati assolti, con l'identica formula, Raffaele Cavaiuolo (avvocato Ettore Marcarelli), 60 anni, di Solopaca, e Antonio Zotti (avvocato Angelo Leone), 43 anni, di Solopaca, ai quali erano stati inflitti, rispettivamente, 4 e 3 anni.
La minaccia – così era stata qualificata dalla dottoressa Polito l'iniziale contestazione di violenza privata - era stata prospettata in relazione all'episodio del quale era rimasto vittima, la sera del 26 gennaio 2015, Giovanni Coletta, la cui Kia era stata centrata da due colpi di arma da fuoco. Un gesto di cui, secondo gli inquirenti, Annibale Zotti sarebbe stato il mandante, il figlio Antonio e Cavaiuolo gli organizzatori e gli esecutori. Un attentato che, a detta della Procura, sarebbe stato compiuto per costringere Coletta a ridimensionare la sua attività.