Un medico assolto al termine di un rito abbreviato, altri due spediti a giudizio. E' la decisione adottata dal gup Gelsomina Palmieri per i tre professionisti che, operando in base a una convenzione con l'Asl presso la casa circondariale di contrada Capodimonte, sono stati tirati in ballo nell'indagine sulla morte di un detenuto, Agostino Taddeo, 59 anni, già noto alle forze dell'ordine, avvenuta il 13 ottobre del 2016 al Rummo.
L'assoluzione, per non aver commesso il fatto, è scattata, così come chiesto dalla difesa, per il dottore Nicola Ciamillo (avvocato Benedetto De Maio), per il quale il pm Francesco Sansobrino aveva proposto una condanna a 6 mesi.
Dovranno invece affrontare il processo, che partirà il 1 ottobre, i dottori Maria Gallo (avvocato Angelo Leone) e Mario Feleppa (avvocato Fabio Russo), che hanno scelto il rito ordinario. I difensori ne avevano sollecitato il non luogo a procedere, il giudice ha accolto la richiesta della Procura.
Come più volte ricordato, i tre medici sono stati chiamati in causa per aver visitato Taddeo dal 3 al 5 ottobre. Nel mirino degli inquirenti presunte condotte colpose: non avrebbero diagnosticato in tempo il problema che affliggeva il detenut., né avrebbero ordinato il suo trasferimento d'urgenza in ospedale.
Taddeo stava scontando una condanna a tre anni, diventata definitiva, che gli era stata inflitta per reati legati allo spaccio di sostanze stupefacenti. Accusava dolori nella zona sinistra del torace ed intercostali che aumentavano con il respiro, il 6 ottobre era stato trasportato in ambulanza al Rummo, dove era stato sottoposto ad alcuni accertamenti e gli era stata praticata un'angioplastica coronarica per un infarto del miocardio. Era stato successivamente ricoverato nel reparto di rianimazione, dove, a distanza di alcuni giorni, il suo cuore si era fermato per sempre.
La salma era stata sequestrata all'epoca su ordine del pm Iolanda Gaudino, titolare di un'indagine inizialmente contro ignoti. Il medico legale, la dottoressa Monica Fonzo, aveva eseguito l'autopsia, ravvisando elementi di presunta responsabilità a carico dei dottori in servizio presso il carcere e non di quelli del Rummo. Una consulenza alla quale si sono poi aggiunte quelle delle parti. Questa mattina, dopo la discussione dell'avvocato Russo, la sentenza. Per i familiari della vittima, parti civili, gli avvocati Vincenzo Sguera e Luca Russo.