Sarà discusso il prossimo 26 marzo dinanzi alla prima sezione della Cassazione il ricorso straordinario presentato dagli avvocati Filippo Sgubbi, Vincenzo Sguera e Gerardo Giorgione contro la decisione con la quale la Suprema Corte, nel febbraio 2019, con il 'no' alle difese, aveva confermato la sentenza con la quale la Corte di appello, il 21 marzo 2017, aveva condannato, con pene fino a 16 anni, undici delle trenta persone – erano state assolte dal gup del Tribunale di Napoli con rito abbreviato, nel febbraio 2015- chiamate in causa dall'indagine ('Tabula rasa' il nome in codice) diretta dal pm della Dda Luigi Landolfi, e condotta nel 2014, dai carabinieri, contro il clan Sparandeo.
Nel mirino dei ricorrenti, in soldoni, un errore di fatto che la Cassazione avrebbe commesso in quella occasione, quando, pur sottolineando l'inutilizzabilità delle intercettazioni – un dato sul quale, già nella prima fase, si erano concentrate le attenzioni dei difensori: oltre a quelli già ricordati, gli avvocati Antonio Leone e Domenico Dello Iacono-, aveva motivato il rigetto del ricorso per l'assenza, nello stesso, dei motivi per i quali sarebbe stato necessario assolvere gli imputati, al di là delle intercettazioni.
La palla, ora, torna nuovamente alla Cassazione il 26 marzo, con un primo vaglio in forma camerale al quale seguirà l'eventuale prosecuzione in udienza pubblica per il giudizio rescissorio.