Benevento

Ad un derby si chiede sempre qualcosa in più che ad una semplice partita. Sarà per quella atavica rivalità che nasce dall'Italia dei “Campanili”, il simbolo degli usi e delle tradizioni di una città, l'orizzonte oltre il quale per secoli non si è mai guardato. Una rivalità che quasi sempre il calcio ha fatto sua e che si è identificata nel colore di una maglia, diventata un onore da difendere, ben oltre il valore meramente sportivo.

Per questo possiamo dire che Benevento-Salernitana non è solo una partita di calcio, è la sfida tra due popoli fieri, caratterialmente distanti, uno chiuso dai dolci declivi della zona interna, l'altro aperto ai suoi confini marini. Nel calcio si sfidano dal lontano 1935, anche se si sono persi più volte di vista e il derby di domenica è appena alla sua edizione numero 44.

Poteva essere un derby annacquato e invece il destino ha lavorato per entrambe. Riaccendendo gli ardori salernitani, parecchio sopiti da un girone d'andata per nulla all'altezza delle aspettative, e stimolando ancor più l'amor proprio giallorosso, che ha fatto il vuoto in classifica dietro di sé, ma ha anche imparato a non accontentarsi mai di quello che ha.

La sfida si è già accesa sulla partecipazione delle tifoserie. In riva al golfo si sono fatti prendere dall'entusiasmo e hanno deciso che due vittorie di fila valessero bene una corsa in auto fino al Ciro Vigorito. Del resto è anche colpa del Benevento che fa campionato a sé e alle sua spalle ha lasciato spazio a chiunque. Il secondo posto, che vale la promozione diretta, è diventato una specie di lotteria, un biglietto lo comprano tutti sperando sia quello fortunato. E Lotito pare abbia capito che può essere l'occasione giusta per emendarsi di tutti i suoi peccati (almeno quelli che gli imputano i tifosi più oltranzisti), piazzando un colpo da novanta a centrocampo con l'ingaggio di Leonardo Capezzi.

I tifosi giallorossi hanno vissuto finora il derby con una certa indolenza, si sono lamentati (sui social) dell'invasione salernitana nei settori usualmente riservati a loro, ma aspettano l'ultimo momento per fare il biglietto. Alla fine verranno e sarà spettacolo anche sugli spalti, un assaggio di serie A per entrambe. Con l'auspicio che vinca lo sport e che nessuno trovi modo di rivivere qualche deprecabile screzio del passato.

I derby, per dirla alla Shakespeare, sono fatti della stessa sostanza dei sogni. Tutti sono iscritti a viverli al massimo, ognuno può aspirare a vincerlo. Pasquale Foggia che qualche derby l'ha giocato nella sua carriera, ha detto che tutto quello che si è fatto prima viene azzerato. Si vive in un'atmosfera particolare, si gioca per quella partita senza pensare a null'altro, come se non ci fosse un futuro.

Pippo l'ha detto ai suoi, li ha caricati a dovere e gli ha ripetuto che dovranno fare una grande partita se vorranno vincere. Non cambierà nulla sul piano tattico, avvicenderà solo Roby Insigne con Kragl sull'esterno di destra. Moncini e Barba inizieranno ancora dalla panchina, ma sono già lì pronti a fare la loro parte. L'attaccante ha già rotto il ghiaccio col gol e non si farebbe pregare se dovesse essere chiamato nuovamente in causa. Ai granata ha segnato due gol nelle ultime due stagioni (con Cesena e Cittadella), non si può dire che gli portino male. Ci terrebbero, e tanto, anche i due ex a infilare la rete di Micai: Massimo Coda e Riccardo Improta. Il derby numero 44 cerca un protagonista, sono in tanti a sgomitare per diventarlo.