Ci sono i nomi: D'Agostino e Matarazzo (Cosmopol), pronti a rilevare il 25 per cento di quote ciascuno: parola di Izzo.
Tra poche ore l'Avellino calcio dovrebbe ritornare parzialmente in mani irpine, con le quote restanti a Izzo, Autorino e De Lucia col primo che continuerebbe a fare da presidente.
I lati oscuri della faccenda si dipanerebbero dopo e soltanto in parte, cominciando dal perché la custodia che aveva in carico la decisione sulle quote della società ha deciso una cessione quasi al buio, basandoasi su ratei e solvibilità rispetto ai quali pure le maglie spesso larghissime dei controlli Covisoc hanno nutrito e continuano a nutrire dubbi.
D'Agostino e Matarazzo non metteranno fuori un euro in più della loro prima offerta, quella rifiutata perché non congrua.
Le giravolte di Circelli, in fotocopia rispetto a quanto accaduto a Campobasso, quando è stato licenziato in tronco dalla finanziaria che lo aveva supportato nell'acquisizione della società calcistica, si spera vivamente abbiano le ore contate. Basta che qualcuno lo risarcisca per togliere l'incomodo.
Il destino dell'Avellino calcio assomiglia alla trama di un bruttissimo film: gli speculatori (nel film) arrivano al capezzale di una società morente, fingono di volerla salvare ma in realtà usano storia e cespiti di quella stessa società per far fronte alle prime incombenze, poi mettono in scena liti e tarantelle stucchevoli per essere costretti “a furor di popolo” ad andare via anzitempo. La svendita frettolosa (di quello che non hanno pagato o che hanno pagato pochi spiccioli) consente un'uscita di scena con qualche decina di migliaia di euro in più nel portafogli: il vero obiettivo degli accattoni protagonisti per caso.
Ovviamente questa è la trama del brutto film.
All'Avellino calcio auguriamo un regista che non sia un pagliaccio e uno sceneggiatore che non sia un pupo: degli uni e degli altri ne abbiamo le tasche piene.