Senza peli sulla lingua. Il presidente dell'U.S. Avellino, Luigi Izzo, va all'attacco dell'amministratore unico Nicola Circelli e lo fa in maniera frontale, tacciandolo, nel corso di un'intervista telefonica rilasciata a 696 TV e Ottopagine.it, di voler cavalcare a fini propri la vendita del 25 per cento delle quote in suo possesso e del 25 tra le mani del socio Andrea Riccio, appartenente alla sua area: «Abbiamo sollecitato Circelli e a Riccio a fornirci una serie di documentazioni, dato che la loro richiesta di 250mila euro ci sembra assurda. Questi soldi, per quel che mi risulta, non sono mai stati versati sul conto della società. Loro li chiamano “anticipo soci”, ma non credo che abbiano fatto un “anticipo soci” di questa portata. Finora, nonostante le nostre richieste, non ci hanno mai consegnato la documentazione della IDC. Hanno asserito, in una PEC, inviata allo studio del dottor Gianni De Vita, che lui fosse in possesso dei documenti contabili del club. De Vita ha risposto, smentendoli, che non ha altro oltre alla documentazione relativa alla cessione dell'U.S. Avellino alla IDC. Sostengono di non essere riusciti a produrre la documentazione, di appena un mese, e che ci sarà consegnata solo ed esclusivamente davanti al notaio in cambio degli assegni circolari per un valore di 250mila euro. Sostanzialmente, ci stanno dicendo: "Noi vi diamo le carte solo se ci date gli assegni". Noi, invece, stiamo chiedendo, in maniera civile, tramite il nostro legale, l'avvocato Reppucci, di acquisire la documentazione; metterla al vaglio dei consulenti, nostri e loro, nella fattispecie nella persona di Filippo Polcino; vediamo quello che effettivamente voi avete sborsato confrontando le movimentazioni della IDC e dell'U.S. Avellino 1912; controlliamo gli estratti conto e i conti correnti bancari delle due società e definiamo quanto vi spetta, quanto avete investito. Credo che sia una richiesta normalissima, che si fa tra persone civili che non hanno interessi diversi se non quello di trovare una soluzione e non di lucrare sulla società.» ha esordito Izzo.
I consulenti di parte si sono incontrati questa mattina al “Partenio-Lombardi” al cospetto di una delegazione di tifosi sempre più spazientiti. Intanto, è slittata la prima della serie di scadenze che incombono come una spada di Damocle sulla testa del club, impantanato in una preoccupante impasse: «La Co.Vi.Soc. ha concesso una proroga perché informata che, qualora Circelli e Riccio decidano di "liberarci", ci sarà una cessione di quote. Ne approfitto per ricordare che le documentazioni bancarie, aderenti ai paramenti FIGC, sia mia, sia di De Lucia sono già presenti in Federazione, presso la stessa Co.Vi.Soc.; quella di Autorino è stata prodotta e sarà inviata oggi; Circelli e Riccio non so se potranno o meno produrla. Ciò nonostante, continuano a voler intavolare un discorso da protagonisti; asserendo delle cose che a noi non risultano. Perciò, nel momento in cui vogliamo rilevare per intero le quote societarie, anche per un discorso di etica e di onestà nei confronti dei soci che vogliono subentrare, riteniamo opportuno verificare se ci sono contratti di consulenza sparsi in giro o cose strane. Ci sono, in ogni caso, delle scadenze incombenti. Stiamo per questo motivo dicendo: “Andiamo dal notaio, intanto firmiamo la cessione delle quote, poi, quantificato quanto vi dobbiamo, stabiliremo i tempi in cui vi liquideremo. Se non vi liquidiamo le quote torneranno in vostro possesso.” Credo sia un discorso estremamente lineare.»
Izzo è perentorio sui possibili tempi necessari per arrivare al passaggio di consegne e ne approfitta per un'altra bordata al vetriolo facendo sponda sul calciomercato: «Noi possiamo anche già andare dal notaio. Basta definire quanto spetta a Circelli e Riccio. Così facendo assicureremmo serenità a una tifoseria che, nel frattempo, è esausta, come noi. Come me. È un mese e mezzo che sto cercando di risolvere questa situazione. Ho sentito il presidente del Campobasso, Mario Gesuè. Mi ha chiamato per rincuorarmi e dire che hanno vissuto una situazione del genere. Non è la prima volta che capita. Riccio è in conflitto di interesse con la Innovation Football, dato che va a presentare calciatori in altre società. Approfondirò questa condotta nelle sedi e presso gli organi competenti. Hanno contattato un calciatore in Belgio (Spahiu, ndr), lo hanno fatto svincolare utilizzando una presunta carta intestata dell'U.S. Avellino e danneggiato l'immagine del club, senza che ne fossimo a conoscenza. Il centrocampista Federico, che hanno portato qui, Capuano mi assicura che non è, in questo momento, all'altezza dell'U.S. Avellino; che gli è stato imposto. Un professionista non può essere offeso in questo modo. A Federico hanno fatto un contratto da 50mila euro lordi per cinque anni, due più opzione per un triennale. Ci sono gli stipendi da pagare entro i prossimi 16 febbraio e 16 marzo. Siamo pronti a farcene carico senza scomputarli dalla cifra dovuta, come Circelli voleva fare con Sidigas e non capisco perché non vuole fare con noi. Si è rotto il giocattolo perché io a queste cose non ci sto.»
Così sul possibile ingresso nella compagine societaria di Angelo Antonio D'Agostino, Carlo Matarazzo e Carmine Marinelli: «Gli imprenditori irpini sono già pronti a subentrare. Tra persone per bene basta una stretta di mano. Sono persone che conoscono il valore del lavoro e della parola data. Per come sono fatto, non faccio entrare nuovi soci se le cose non sono chiare. È mia responsabilità. Sono persone perbene, laboriose, con valori, di un certo livello.»
Si tratta di Angelo D'Agostino, Carmine Marinelli e Carlo Matarazzo? «Non faccio nomi perché saranno le persone, una volta definita la situazione, a uscire fuori. Non mi sento di parlare per gli altri, ma non perché non ci sia sicurezza. Semplicemente, non posso essere io che dico, in questo momento, determinate cose. Le soluzioni ci sono. Il futuro dell'Avellino, con determinate persone, non può che essere radioso. Se, però, Circelli e Riccio non vanno via, l'Avellino rischia davvero grosso. Devono passarsi una mano sulla coscienza e andare via. La maggioranza delle quote? Allo stato attuale non ne ho neanche ragionato. Mi interessa salvare l'Avellino, mettere il club in sicurezza. Io sono abituato a lavorare in sinergia, quindi non mi interessa fare il padre padrone o altre cose. Mi interessa che un progetto, una volta partito, si porti avanti in maniera sera, onorando gli impegni.»
Una domanda, in conclusione, sorge, però, spontanea. Perché iniziare un'avventura così impegnativa con una compagine con scarsa conoscenza reciproca? «Circelli non lo conoscevo, mi è stato presentato. Si era palesata la possibilità di prendere un club di calcio. Me ne sono stati proposti diversi, quando è arrivato l'Avellino, all'Avellino non si dice “no” e, quindi, mi sono trovato in questa situazione. Circelli ha giocato anche con il mio nome. Se non ci fossi stato io, De Cesare non gliel'avrebbe mai ceduta. Quando è andato a firmare, in Tribunale, nella IDC c'era il mio nome, nonostante mi fossi fermato proprio perché delle cose non mi erano chiare. Se non ci fossi stato io non sarebbe mai diventato il proprietario dell'Avellino.»