A Treviso diventa quasi più costoso recarsi all'ufficio postale, mentre a Torino se non è un salasso poco ci manca. A una settimana dalla prima scadenza della Tasi è la Uil a fare i conti in tasca alle amministrazioni locali e ai contribuenti. Secondo i dati elaborati dal servizio Politiche territoriali del sindacato, sempre molto attento alle tematiche relative a tributi e servizi, nei comuni italiani alla scadenza del 16 giugno si pagheranno in media 90 euro come acconto della tassa sui servizi indivisibili che ha sostituito l'Imu sulla prima casa.
Il conto sale se si prendono in esame solo i capoluoghi di città: 115 euro di media, con il picco massimo rappresentato come detto da Torino con 202 euro di solo acconto (costo totale annuo 403 euro) e minimo a Treviso dove i cittadini potranno chiudere con soli 7 euro la prima partita Tasi dell'anno. Tra le città più costose la Uil annovera anche Roma (acconto di 196 euro), Siena (178 euro), Firenze e Genova (173 euro). Meritano invece la palma di capoluoghi meno esosi d'Italia, oltre a Treviso, Asti (prima rata da 10 euro), Ascoli Piceno (23 euro), Crotone (26 euro), Catanzaro (29 euro).
In tale contesto, come si colloca Benevento? Il capoluogo sannita appare più vicino alle città con tassazione pesante. In città la prima rata Tasi costerà mediamente 122 euro, con proiezione annua a 244 euro. Va ricordato a tal proposito che Palazzo Mosti non ha ancora adottato la delibera con le aliquote per il 2015 ma le conclamate ristrettezze finanziarie dell'ente rendono assolutamente improbabile una riduzione dell'indice di tassazione oggi fissato al 2,5 per mille. Per cui, ben che andrà, la media resterà quella indicata.
Non che vada poi tanto meglio nelle altre città della Campania. Soltanto i proprietari di immobili ad Avellino sosterranno un costo minore con un acconto (medio) di 108 euro. Caserta è in linea con Benevento a quota 126 euro mentre Salerno (139 euro) e Napoli (159 euro) presentano un conto più salato.
C'è però un elemento da considerare: a differenza di Benevento, Avellino e Caserta che non hanno previsto finora alcuna agevolazione per i contribuenti sotto forma di detrazioni, a Napoli e Salerno la bilancia dei pagamenti viene almeno in parte riequilibrata dagli sgravi fissati per alcune tipologie. Nel capoluogo di regione ad esempio è previsto un abbattimento (sconto) di 150 euro per immobili con rendita catastale fino a 300 euro, che scendono a 100 euro per le rendite sopra i 300 euro.
A Salerno si è scelto di elevare ancor più le detrazioni con 200 euro di decurtazione fino ai 350 euro di rendita e 100 euro nella fascia compresa tra i 350 e i 700 euro di valore immobiliare. Nessuno sconto invece alle rendite alte. Ed è previsto un ulteriore benefit, a vantaggio soprattutto dei nuclei familiari numerosi: per ogni figlio dimorante è previsto uno sgravio di 30 euro.
Paolo Bocchino