E' prevista il 25 marzo, a poco meno di un anno dai fatti, la sentenza del giudice Loredana Camerlengo nel rito abbreviato a carico di Francesco D'Angelo (avvocato Alberico Villani), il 53enne di Durazzano che dal 1 aprile del 2019 è in carcere con l'accusa di aver ucciso a colpi di fucile, nel pomeriggio del 31 marzo, a Durazzano, Mario Morgillo, 68 anni, e suo genero, Andrea Romano, 49 anni, entrambi casertani, i cui familiari, parti civili, sono rappresentati dagli avvocati Tiziana Fucci e Igino Nuzzo
Questa mattina erano presenti in Tribunale, come l'imputato – scortato dalla polizia penitenziaria-, al cui arrivo non è mancato qualche momento di comprensibile tensione subito superato. Probabile che l'udienza per la discussione venga celebrata in un'aula al primo piano e non al quarto così da evitare qualsiasi problema.
Sottoposto all'epoca ad un fermo di polizia giudiziaria dal sostituto procuratore Marilia Capitanio, D'Angelo non aver risposto quando era comparso dinanzi al gip Gelsomina Palmieri, rilasciando solo alcune dichiarazioni spontanee. Sostenendo che quel giorno – una domenica -, dopo pranzo, si era accorto, mentre era a bordo del suo furgone, di essere seguito dalla Ford Focus sulla quale viaggiavano Morgillo e Romano. Preoccupato, aveva allertato i carabinieri, poi si era fermato in piazza Galilei, nei pressi di un bar e della scuola media, dove, all'improvviso, si era trovato di fronte, peraltro contromano, la Ford Focus, che il conducente – aveva aggiunto- aveva parcheggiato in modo da sbarrargli il transito.
Secondo D'Angelo, i due occupanti sarebbero scesi impugnando una pistola – una circostanza non provata, sui due malcapitati non erano state neanche rilevate tracce di polvere da sparo - e lui, a quel punto, aveva fatto altrettanto, uscendo dall'abitacolo e sparando. Poi si era allontanato ed aveva fatto scattare l'allarme.
Un delitto al centro dell'attività investigativa dei carabinieri, con uno sfondo rappresentato dalla conflittualità esistente con i Morgillo, nata nell'aprile del 2018, quando a Santa Maria a Vico l'allora 51enne era rimasto coinvolto in un incidente, finito al centro di un procedimento della Procura di Santa Maria Capua Vetere, con Gennaro Morgillo, allora 30enne, figlio di Mario. I due si erano poi incrociati a distanza di alcuni mesi, quando lo stesso 30enne si era trasferito a Durazzano perchè colpito dal divieto di dimora nella provincia di Caserta. Una situazione inevitabilmente complicata, rapporti tesi. Infine, la domenica prima dell'omicidio, lo 'scontro' in un bar.