“Se vogliamo affrontare il calcio dei grandi dobbiamo crescere tutti”. E' un messaggio diretto quello del presidente Vigorito, che vorrebbe che la città non perdesse ancora una volta l'occasione che le viene offerta. La serie A di calcio è un veicolo formidabile per tutti, non solo per lo sport. Anche in un momento di gravi difficoltà economiche per tanti settori. “Prendo in prestito una frase un po' abusata: 'la squadra non è del presidente è della città'. Sono d'accordo, ma penso che poi la città debba arrivare a questa squadra”. Una frase e un esempio per far capire meglio quello che voleva dire: “Se io ho un appartamento di proprietà, non posso lasciare l'amministrazione straordinaria all'inquilino”. Chiara l'allusione all'annosa querelle dello stadio: Vigorito è una dirigente accorto e che non nega la sua comprensione ad alcuno: “A volte non c'è neanche bisogno di aprire le tasche, basta la collaborazione”.
E' attento ad ogni cosa il presidente, non vuole assolutamente che la seconda volta della Strega in A, assomigli alla prima. Quell'esordio è stato vivisezionato, analizzato, giudicato. “Quando dissi che non eravamo pronti, mi rifeci ad una favola di Fedro. Quella della volpe e l'uva: l'animale non ci arrivava e disse che era ancora troppo acerba. Ecco, la verità è che noi non pensavamo affatto di arrivare in serie A”. Questa volta è tutto diverso: “La città è più matura, ma c'è una parte che non lo è ancora: mi riferisco al tessuto industriale, commerciale e istituzionale. Noi non vogliamo essere un'oasi nella città. Ci piacerebbe essere come il delta del Po, che quando arriva al mare si ramifica”.
Il segreto è tutto nella parola “insieme” così come spiega il patròn: “Lo dissi quando presentammo le nuove maglie: andremo in serie A insieme. Bè, in questo momento siamo a metà: “ins..”, la parola non è ancora formata per intero”. Il calcio è cambiato, una volta bastavano i presidenti mecenati, oggi ci sono i fondi di investimento a capo delle società. Fino alla B forse bastano ancora i vecchi presidenti, in A ci vuole ben altro. “Basterebbe pensare a quante squadre vanno in A e tornano subito in B. E' un ascensore continuo e a certi fa anche bene questo saliscendi, ma a me l'ascensore fa male. Noi in A vorremmo restarci per dare respiro ad un turismo e a un commercio ormai asfittico. Perciò dico che questa opportunità deve essere colta al volo, i benefici non sono miei”.