“Prevedibile, preveduto, difficile da attuare, il decreto, ma che fare? Speriamo che basti”, riflette, a proposito dell'emergenza da Covid-19, Fernando Panarese, medico legale, specialista in Malattie infettive, docente a Milano.
“Purtroppo, al di là della vera o presunta insipienza del governante – spiega -, estesa all’intero ceto politico, al di là che si paga il conto per una classe dirigente selezionata sul principio dell’appartenenza, e quindi inefficiente e cialtrona, incapace soprattutto quando si è in emergenza, ho l’impressione che siamo al redde rationem. Le decisioni si prendono seguendo le indicazione della scienza. Gli scienziati sono in disaccordo tra loro e forniscono pronostici variabili che sono trasformati in altrettanti decreti, deliberazioni variamente attuabili ed attuate. Non so con quale outcome (risultato) valido”.
Dunque, si va avanti – prosegue - per tentativi d’empirismo spicciolo. Riflettevo che il nostro modello sociale, che include la vita eterna sulla terra, in epoche passate più prosaicamente riservata ad un credo con incluso al- di- là, ha una sua ontologica fragilità, che si mostra quando non è in grado di mantenere la promessa (stile di vita) con cui ha alimentato la sua fama. La promessa mancata genera inevitabile insicurezza progressiva, leggi panico. Sarà che per noi che veniamo dai tempi dell’AIDS , quella sì una diagnosi devastante, abbiamo maturato un certo scetticismo, ma la sensazione di essere "unfit" culturalmente per affrontare l’epidemia, è molto forte”.
La conclusione è affidata ad un banale esempio: “Se il coronavirus fosse comparso quando mio nonno o mio padre erano a curare il prossimo, si sarebbe detto: "ha avuto la polmonite e non ce l’ha fatta". Il dodici per cento della popolazione, prevalentemente anziana o defedata per altre ragioni, sarebbe morta (due-tre-quattro punti in più di oggi) ma l’economia NON avrebbe avuto il minimo sussulto. La società avrebbe accolto il fatto come “naturale”. La innaturalità percepita, penso sia causa di una reazione a catena incontrollabile….”.