Benevento

Sembrano ancora due strade che divergono: la speranza di riprendere al più presto l'attività agonistica e la concreta possibilità di farlo. E' il momento di mantenere i nervi saldi, di non farsi prendere dallo sconforto. E' il momento della prudenza, così come è sempre il momento di pensare al “dopo”. Queste, invece, due strade che non divergono affatto. 

Questa mattina i medici della Lega di B, in accordo con quelli di A, hanno consigliato a tutte le proprie società di sospendere gli allenamenti fino a che non ci sia un netto miglioramento dell'emergenza sanitaria. Uno stop a tempo indeterminato, insomma. Perchè in questo momento il cruccio più grande è proprio quello di non poter fare calcoli. 

E' ovvio che la cosiddetta “dead line” è stata più o meno tracciata. Lo ha detto il presidente della Figc Gravina: l'obiettivo è quello di terminare tutti i campionati entro il 30 giugno, senza escludere di poter sforare quella data, persino pensando di poter spalmare i tornei attuali nell'arco di due stagioni. 

Una considerazione che sembra abbia fatto sua anche l'Uefa, pronta a rinviare Euro 2020, fissato dal 12 giugno al 12 luglio. L'idea sarebbe quello di ricollocarlo tra il 23 novembre e il 23 dicembre di quest'anno, a mò dei Campionati del Mondo in Qatar del 2022, in programma proprio tra novembre e dicembre per combattere il gran caldo della piccola penisola arabica che affaccia sul Golfo Persico. Una prova generale, insomma.

Il problema, è inutile dirlo, è l'impossibilità di prevedere quando il contagio sarà finalmente sconfitto: appare evidente che l'obiettivo di tutti, Uefa compresa, è quella di portare a termine i vari campionati, con la possibilità di sforare la data ultima prevista per completare tutto persino nei tempi successivi a quella data fissata per la fine della stagione. In quel caso però servirebbero deroghe per i contratti dei calciatori in scadenza al 30 giugno e per tutto ciò che ne consegue, assicurazioni comprese. 

Un argomento su cui è intervenuto ieri anche il professor Piero Sandulli, della Corte sportiva d'appello della Figc, che ha parlato da uomo di legge: “La materia è complessa e va studiata: penso che vada riscritta la legge del professionismo sportivo, prevedendo tutto ciò che manca”. La legge vigente è del 1981, dopo 40 anni è giusto che vada ripensata e riscritta.