Avellino

Il nuovo impianto di trattamento rifiuti a Pianodardine è ormai prossimo all’apertura. Si occuperà di una maggiore diversificazione del secco non organico. Una produzione, secondo i documenti presentati e le assicurazioni dell’impresa, che non sarà minimamente impattante per l’ambiente e nociva per i residenti. L’amministrazione comunale, però, verificherà il tipo di materiali trattati mentre l’Ufficio Legale di Palazzo di Città sta già esaminando l’ipotesi ricorso.

La struttura della società Aliberti-Donniacuo, che ha già a disposizione i locali e sta organizzando l’installazione dei macchinari, sarà operativa nel giro di poche settimane e intanto la comunità della Valle del Sabato è in rivolta. Per molti si tratta dell’ultimo regalo dell’ex governatore della Regione Campania, Stefano Caldoro. Ma in realtà le cose non stanno proprio così…

A nulla, comunque, è servita la presa di posizione forte del consiglio comunale e le due delibere approvate in assise. Così come a niente è valsa la petizione promossa dal consigliere Alberto Bilotta che ha raccolto quasi mille firme tra Borgo Ferrovia e nel nucleo abitato dell’intera area. A precisare i termini della questione l’assessore all’Ambiente Giuseppe Ruberto. A lui il compito di spiegare come l’assenza di un indirizzo politico ben definito da parte dell’Asi apra le porte del nucleo industriale di Pianodardine all’insediamento di qualsiasi impresa in regola con i permessi e consegnare la posizione dell’amministrazione di Piazza del Popolo.

«Il Comune di Avellino farà quello che aveva preannunciato di fare: un sopralluogo per la verifica di quella che è effettivamente la produzione svolta nello stabilimento, controllando che corrisponda a quanto dichiarato dall’impresa. Sotto l’aspetto dell’inquinamento ambientale, però, partiamo da ciò che ha sempre rappresentato la società e cioè che i rifiuti non sono nocivi e non possono produrre nessun danno. A questo proposito ci sono anche i pareri di Asl e Arpac che vanno in questo senso. Noi vogliamo comunque accertarci che la tipologia di materiali trattati, che in una prima fase della conferenza dei servizi sembrava più estesa, sia compatibile con i permessi e le emissioni consentite».

Ma c’è anche un altro aspetto che Ruberto rimarca: «Il problema dal punto di vista procedurale è diverso: bisogna valutare se il provvedimento della Regione che non teneva conto del parere del Comune di Avellino sia legittimo. E di questo se ne sta già occupando l’Ufficio Legale, a cui spetta anche l’esame dell’ipotesi di ricorso al Tar. Per l’amministrazione comunale, comunque, non è una marcia indietro faremo tutte le verifiche del caso sul piano normativo. È evidente che la scelta è venuta fuori anche perché non c’è un’assoluta chiarezza sulla vocazione dell’area industriale. Ma questa è una valutazione politica che va fatta dal cda dell’Asi. Ai cittadini della Valle del Sabato, però, diciamo che il Comune di Avellino farà fino in fondo la sua parte di controlli, per poi attivarsi per cambiare la gestione dello sviluppo del territorio. Anche su questo aspetto l’amministrazione si muoverà concretamente perché crediamo che il nostro territorio abbia una vocazione diversa da quella che ora è presente nell’area industriale di Pianodardine».

Infine una valutazione su quello che da molti è stato definito l’ultimo “regalo” di Caldoro ad Avellino e all’Irpinia. «L’ex presidente della giunta regionale non ha fatto altro che confermare quello che prevede la legge nelle prerogative delle singole autorità amministrative. Se l’affidamento del lotto ad un’impresa viene fatto nell’ambito di una programmazione interna al nucleo industriale, la Regione non può mettere bocca a meno che non si fa un discorso di ristrutturazione delle Asi. Solo in questo caso l’ente sovracomunale di Palazzo Santa Lucia può far valere il suo maggiore potere dirigistico, altrimenti esiste una programmazione sui lotti che deve essere rispettata».

Alessandro Calabrese