Arrivò ad Avellino nella primavera del 2012, tra gli applausi dei tifosi irpini che lo accolsero a braccia aperte con ancora impresse nella memoria il colpo di testa rifilato al Napoli e tutte le sue gesta compiute in maglia biancoverde. Massimo Rastelli ci mise poco a fare breccia nel cuore dei supporters dell’Avellino. Il tempo di essere presentato ufficialmente alla piazza e di proferire le prime parole da tecnico dei lupi. “Il pallone dovrà scoppiare ad ogni contrasto”, e giù cori e incitamenti. Era il 28 maggio di tre anni fa, ma per quanto accaduto nelle ultime ore, da quel giorno sembra ne siano passati almeno trenta. Rastelli ha detto addio all’Avellino ieri sera accettando il contratto biennale con opzione per il terzo anno propostogli dal Cagliari.
Andrà via nel rumore di qualche fischio di troppo di troppi pochi grazie, nonostante in tre stagioni abbia regalato gioie e soddisfazioni agli appassionati irpini. Lo farà da vincente, ma con buona parte dei tifosi che gli ha voltato le spalle e non vede l'ora di ritrovarlo da avversario. E' la legge del calcio.
Rastelli arrivò ad Avellino dopo le esperienze positive, ma allo stesso tempo travagliate alla guida della Juve Stabia, del Brindisi e del Portogruaro. Avventure formative in contesti difficili tra società indebitate e smobilitazioni varie. Ad Avellino è stata tutta un'altra storia ed i risultati positivi non si sono fatti attendere. La promozione in Serie B è stato il primo assaggio delle potenzialità del tecnico di Torre del Greco. Un campionato vissuto sempre al vertice e vinto con una giornata di anticipo. Poi il successo nella Supercoppa di Lega Pro ai danni del Trapani. Il lasciapassare per entrare immediatamente di diritto nelle mire di club di categoria superiore.
Ma l'Avellino nell'estate del 2013 lo blinda con un contratto triennale, mettendo in chiaro un concetto chiave: Rastelli non si tocca. Nel primo campionato di Serie B della sua carriera, l'allenatore dimostra tutta la sua bravura e alla guida di una squadra costruita per conquistare una salvezza tranquilla chiude il girone di andata al terzo posto in classifica e porta l'Avellino a giocarsi gli ottavi di finale di Coppa Italia allo Juventus Stadium, al cospetto dei bianconeri di Antonio Conte. Poi il calo all'inizio del girone di ritorno. Qualche brusca frenata di troppo crea malumori nella piazza. Rastelli aspetta in silenzio, ottiene la salvezza con dieci gare di anticipo e al termine del match contro il Cittadella si presenta in sala stampa con un foglietto sul quale erano stati appuntati tutti i precedenti fallimentari tornei cadetti della storia dell'Avellino.
Il modo migliore per difendere la sua creatura. I lupi ci provano ma alla fine non riescono a raggiungere i play off. La delusione viene smaltita immediatamente. L'Avellino ci riprova nella stagione appena conclusa e ottiene quello che aveva solo sfiorato l'anno prima. La vittoria sul campo dello Spezia porta i lupi a due passi dal sogno della Serie A, cancellato all'ultimo respiro dalla traversa colpita da Castaldo al Dall'Ara di Bologna. Su quella traversa si spengono i sogni di gloria dell'Avellino. La fine dell'epoca Rastelli e l'inizio di una nuova era.
Carmine Roca