Giorno 19 anno Domini 2020. Arriverà un giorno, speriamo il più in fretta possibile, in cui un po' tutti ci vergogneremo rileggendo le cose scritte o dette in un momento della nostra storia che sarà impossibile dimenticare. Lo faremo soprattutto quando, ripercorrendo la condizione di disagio e di dolore vissuta, ripenseremo all'uso che è stato fatto di certe parole.
In questi giorni mi è venuto in mente un libro scritto nel 2006 dal compianto Giuseppe D'Avanzo e da Carlo Bonini, intitolato “Il mercato della paura”. Un'inchiesta dedicata al “Grande inganno” nella lotta contro il terrorismo islamico, un volume che ho ripreso tra le mani per sottolinearne alcune conclusioni.
“La paura può correggere la mappa del potere (rafforzandone la verticalizzazione autoritaria); ridistribuire le risorse della società; influenzare il dibattito pubblico.... Diventata idea politica e alimentata con sapienza dalle elite del potere attraverso le mosse dell'intelligence, la paura ha preso a modificare le nostre convinzioni su presente e futuro, conflitto e sicurezza, libertà e rischio...”, scrivevano i due giornalisti.
Ecco, la paura è purtroppo un tema che continua ad essere evocato e sollecitato costantemente. La stiamo provando tutti ed è normale che accada, ciò che non è tollerabile è il suo sfruttamento. Legittimi il dissenso che viene espresso – guai se non ci fosse – e l'articolazione delle diverse posizioni, ma perchè speculare, strumentalizzare un sentimento?
Subiamo l'isolamento, ci stiamo rendendo conto di quanto sia importante il rapporto sociale, quello diretto con le persone. Una consapevolezza maturata mentre ci eravamo quasi convinti che non fossero indispensabili perchè sarebbe stata la tecnologia a sostituirli.
Abbiamo bisogno gli uni degli altri, eppure ci guardiamo con un sospetto crescente che chissà per quanto tempo ci porteremo dietro. Un bagaglio pesantissimo, perchè sovraccaricarlo con false notizie, video allucinanti, messaggi deliranti sui social e non solo, e dichiarazioni fuori posto che fanno presa sì nell'immediato su un'opinione pubblica comprensibilmente spaventata, ma non aiutano ad uscire dall'imbuto nel quale tutti siamo finiti, e non hanno alcuna prospettiva?
Facile dire: lasciali perdere e leggi, magari, un libro. Perchè, come ha magnificamente sostenuto su Linkiesta, Nadia Terranova, la lettura “non riempie il tempo, semmai lo inventa. Bisogna leggere di nascosto, come contrabbandieri e farabutti, rubare tempo al lavoro agile, alle videoconferenze, alle feste in chat. La lettura ha senso se è clandestina, se erode e rosica spazi illegalmente e con una certa prepotenza, altrimenti è attività muscolare, allora di certo meno proficua di due salti davanti a un tutorial per gli addominali”.
La lettura, dunque, non deve essere un obbligo. E lo stesso vale per la paura: nessuno può obbligarci ad averla a tutti i costi per un proprio, meschino interesse politico.