Si chiuderà dopo due stagioni e mezza intense e ricche di successi, l'avventura di Mariano Arini con la maglia dell'Avellino. Manca solo l'ufficialità, ma il centrocampista partenopeo può già sentirsi un calciatore del Cagliari (leggi qui). Un addio in punta di piedi, così come avvenne il suo arrivo in Irpinia. Voluto fortemente da Enzo De Vito che lo conosceva dai tempi dell'esperienza all'Aversa Normanna, Arini ha saputo prendere in mano le redini del centrocampo biancoverde dopo un inizio tra molto scetticismo e poca fiducia.
Prelevato dall'Andria nella sessione di mercato invernale nel gennaio 2013, Arini ci mise un pò a metabolizzare l'arrivo in una piazza esigente come quella irpina. Che ti dà poco tempo prima di etichettarti come idolo o come "mezza calzetta". Il mediano arriva in una squadra già bella e finita, capolista nel girone B di Prima Divisione. Le prime due apparizioni in campo con la maglia dell'Avellino durano una manciata di minuti. Prima contro la Carrarese, poi nella disfatta di Pagani.
I tifosi iniziano a mugugnare. Storcono il muso. Quale apporto avrebbe potuto dare Mariano Arini ad una squadra che lotta per la Serie B? Datemi tempo, pensa tre sè e sè Arini. La fiducia dei tifosi la conquista sul campo del Perugia. L'Avellino si reca in Umbria dopo aver superato un momento di forma poco brillante. E' secondo dietro al Latina, ma ancora per poco. Arini regala il vantaggio ai lupi con un gol da opportunista. Poi arriva il pari dei grifoni. Poco male. Lo scetticismo lascia il posto alla fiducia. "Arini, che bel giocatore" inizia a dire qualcuno. Poi tanti. Poi quasi tutti.
Con Arini, diventato titolare inamovibile, l'Avellino ottiene la promozione in Serie B. Anche in cadetteria, Massimo Rastelli costruisce il suo centrocampo con la presenza di Arini in mezzo al campo. La prima stagione in Serie B è fenomenale. Il classe '87, con un passato nelle giovanili del Napoli e della Roma e un breve trascorso con gli scozzesi del Rangers Glasgow, chiude, da debuttante in B, con cinque reti realizzate in trentacinque presenze. Mica male, anzi. Alla società biancoverde iniziano ad arrivare puntuali le prime richieste di informazioni da club di massima Serie. Ma Arini non si muove da Avellino.
Nella stagione appena conclusa, Arini, complice la maggiore concorrenza nel reparto nevralgico del campo e qualche prestazione sottotono, fa la spola tra l'undici titolare e la panchina per buona parte del torneo. Il primo gol arriva solo a fine girone di andata e lo segna al Brescia. Poi, nel rush finale del campionato, ritrova la titolarità in mediana. Perché come dice il proverbio "quando il gioco si fa duro, i duri iniziano a giocare". Arini è in campo a La Spezia. Viene espulso forse troppo frettolosamente. Sconta la squalifica e al Dall'Ara nell'ultimo atto della stagione è ancora lì, a dettare legge a centrocampo con la fascia da capitano legata al braccio. E' l'ultima immagine con la maglia dell'Avellino. L'avventura, iniziata nello scetticismo generale, si chiude qui. Tra gli applausi.
Carmine Roca