11 giugno 1978. Una data impressa nella memoria dei tifosi dell'Avellino. Scritta con inchiostro indelebile nella storia della società biancoverde. Quella stessa storia che, se solo il destino avesse voluto, si sarebbe potuta riscrivere. Se solo la traiettoria del tiro di Castaldo fosse stata di qualche centimetro più bassa e non avesse terminato la sua corsa sulla traversa dello stadio Dall'Ara di Bologna.
Ma tant'è. L'11 giugno di trentasette anni fa, si compì l'impresa di quell'Avellino. Allo stadio Luigi Ferraris di Genova, i lupi con migliaia di tifosi al seguito, sconfissero la Sampdoria e per la prima volta nella loro storia conquistarono la promozione in Serie A. A segnare il gol vittoria fu Mario Piga, da quel momento entrato di diritto nella leggenda dell'Avellino calcio.
"E' la data più importante della mia carriera calcistica, che poi è coincisa con la prima e unica promozione in Serie A dell'Avellino" - spiega Piga contattato da Ottopagine.it - "Fu una giornata bellissima che concluse un campionato incredibile, perché nessuno ci dava per favoriti e ancor meno per vincenti. Dico sempre che in quella stagione si intrecciarono perfettamente le cinque componenti principali per far sì che tutto possa andare nel verso giusto: squadra, allenatore, società, tifosi e stampa. Aspetto ancora con ansia di leggere un altro nome accanto al mio. Significherebbe vedere l'Avellino nuovamente in Serie A".
Un'esperienza durata cinque anni. Intensi, emozionanti. Impossibile da dimenticare: "E come si fa a farlo. Avellino è stata la tappa più importante della mia carriera. Sono stato accolto benissimo, come mio fratello Marco e tutta la mia famiglia. Avellino mi è rimasta dentro e non posso far altro che tifare per i colori biancoverdi. L'Avellino merita di ritornare in Serie A e di battere nuovamente squadroni come la Juventus, il Milan, l'Inter, il Napoli e altre ancora. E poi il calcio per i tifosi irpini è una ragione di vita".
Un pensiero sulla stagione appena conclusa: "L'Avellino fino a tre mesi prima della fine del campionato era la squadra del momento. Poi ha vissuto un periodo di flessione che purtroppo ha lasciato molto rammarico perché, a mio avviso, l'Avellino avrebbe potuto vestire i panni del protagonista al pari di Carpi e Frosinone. Prima degii spareggi dissi che se l'Avellino avesse ritrovato la forma di tre mesi prima si sarebbe sicuramente ben comportato nei play off. E cosi è stato. Sicuramente avrebbe meritato di accedere alla finale, perché sia all'andata quando ha subito un gol in netto fuorigioco, che al ritorno, ha messo sotto il Bologna. E' stato un vero peccato".
Il presente più attuale vede il muro contro muro tra società e Rastelli per la risoluzione del contratto. Una situazione surreale. L'opinione di Mario Piga è da superpartes: "Per potersi esprimere al meglio bisognerebbe vivere in prima persona questa situazione. Da esterno dico che se Rastelli fosse rimasto ad Avellino avrebbe dovuto, per forza di cose, far meglio dell'ultima stagione. E sarebbe stato sicuramente molto difficile. Ha accettato l'offerta del Cagliari, nella mia Sardegna. Una squadra che dovrà subito cercare di ritornare in Serie A. Ma attenzione. Non è detto che chi retrocede dalla Serie A poi riesca a ritornarci immediatamente. Ne è un esempio il Catania o il Bologna che ha dovuto faticare nei play off prima di essere promosso. Mi auguro ovviamente che il Cagliari, al pari dell'Avellino, possa essere protagonista nel prossimo campionato di Serie B, ma al Cagliari, Rastelli capirà presto di non poter sbagliare se vorrà vincere il campionato".
Il futuro potrebbe avere il nome e il cognome di Attilio Tesser. A giorni la firma e l'ufficialità. Sarà lui il nuovo timoniere dell'Avellino. Sorride Piga, che ricorda i duelli sulla fascia con il futuro tecnico biancoverde: "Tesser lo conosco benissimo. Quando giocavamo entrambi, sulla stessa fascia io attaccavo e lui mi marcava. All'epoca i fluidificanti più forti in circolazione erano Cabrini, Maldera e Tesser. E' una persona squisita e un allenatore bravissimo. Gli auguro di riportare in alto il mio Avellino e di ambientarsi immediatamente in una piazza calorosa come quella irpina. E' una persona perbene e pulita e nel momento in cui versa il calcio italiano e davvero la cosa migliore puntare su un uomo così".
Carmine Roca