Benevento

Giorno 33 anno Domini 2020. Un po', forse, è anche colpa del nervosismo che la quarantena sta creando. Potrebbe spiegare perchè in tanti si siano adombrati ed abbiano preso cappello.

Un coro al quale si è aggiunto anche il sindaco Clemente Mastella, che ha ricordato come, quando era ministro della giustizia del governo Prodi, avesse scoperto, in occasione della strage di Duisburg (nel 2007, a Ferragosto, sei persone vennero uccise dinanzi ad un ristorante da affiliati alla 'ndrangheta ndr), la penetrazione della criminalità mafiosa nell’economia tedesca.

A dimostrazione, aggiungiamo, che da sempre la criminalità non ha confini se non quelli della ricerca di territori, ovunque essi siano, nei quali investire i proventi degli affari illeciti, soprattutto il traffico internazionali di stupefacenti. Fin qui nulla quaestio.

Ciò che invece sorprende è l'indignazione che si è alzata di fronte ad un giornale tedesco che ha invitato l’Europa a non aiutare l’Italia perché «la mafia sta aspettando i soldi da Bruxelles». Un articolo pesantemente denigratorio nei confronti del nostro Paese, ma quanta ipocrisia c'è nelle reazioni sgorgate immediatamente, a mo' di riflesso pavloviano.

Come se non avesse già fatto altrettanto, in precedenza, anche qualcun altro. Ma Grillo che a Strasburgo, nel 2014, affermava di “non dare soldi all'Italia perchè finiscono alla mafia” era il comico del 'vaffa' che ha permesso la nascita di politici che al massimo avrebbero potuto ambire alla guida di un condominio, o un suo sosia? Come se i titoli di certi giornali nostrani non fossero mai esistiti, come se centinaia di articoli non fossero mai stati scritti, e non con toni e contenuti propriamente educati, contro il ruolo della Germania e del suo cancelliere.

E le trasmissioni urlanti nel nome del sovranismo, del “prima gli italiani” che vale per noi ma non per gli altri cittadini del continente ed i loro rappresentanti? Tutto legittimo, gli organi di informazione svolgono il loro ruolo – bene o male lo decidono i lettori, non gli esecutivi -, frequentemente facendo finita di essere lontani da partiti di cui sono invece i megafoni.

Il problema di fondo è che l'autodenigrazione è senz'altro uno dei 'marchi di fabbrica' italiani, da sempre siamo ipercritici con ciò che siamo, con ciò che facciamo. Ci piace piangerci addosso, giocare a fare le vittime, ma pretendiamo di poterlo fare soltanto noi.

Da decenni, spesso con una retorica servita in molti casi ad irrobustire posizioni di potere, ci diciamo che camorra, 'ndrangheta e mafia controllano ampie fette di alcune regioni, allungano i loro tentacoli sulla pubblica amministrazione, sulla finanza, su aziende ed imprese e se ne impadroniscono per riciclare il denaro.

E' indiscutibile, tantissime inchieste ne hanno dimostrato l'attivismo, la terribile capacità sanguinaria e la spregiudicatezza. Ma, se non passa giorno senza che qualcuno adoperi una situazione così complicata e difficile per lucrare consenso e visibilità, che la narrazione obbedisca ad un cliché anche quando non ce n'è ragione, perchè facciamo finta di incazzarci se anche all'estero ce lo ricordano per i loro interessi?

Ci ripagano con la stessa moneta, quella che noi vorremmo spendere, ma è impossibile, soltanto per i fatti nostri. E' la propaganda, bellezza.