Giorno 34 anno Domini 2020. E' ovviamente più facile affermarlo quando si è giovani, meno, molto meno quando gli anni avanzano. Dobbiamo avere pazienza e sopportare questo sacrificio, se ne parlerà più in là, quando festeggeremo come si deve, ci stiamo dicendo in queste settimane interminabili.
Lo abbiamo ripetuto con una frequenza maggiore adesso, in questi giorni che ci hanno avvicinato alla Pasqua. Bisogna essere ottimisti, immaginare il futuro che verrà: un obbligo per chi se lo sta costruendo, una speranza per chi naviga nel mare tempestoso della vita; e un augurio per coloro che l'hanno solcato da tempo ed hanno un orizzonte naturalmente più ristretto.
E' a loro che dobbiamo pensare, agli anziani che hanno fondato il nostro Paese. Beati quanti hanno i genitori, un genitore al quale poter parlare ancora, al quale confidare le proprie preoccupazioni per trarne un consiglio improntato alla saggezza e all'esperienza. Fortunati quei papà e quelle mamme in là con l'età che hanno figli ai quali rivolgersi, ai quali non devono chiedere di essere aiutati perchè loro lo fanno.
Tornano alla mente le immagini delle migliaia e migliaia di bare che si sono portate via una intera generazione che tantissimo ha fatto per renderci più forti, non si riesce neanche a sfiorare il dolore dei loro familiari che non li hanno più visti e non hanno potuto stringerne le mani per l'ultima volta, o celebrarne, come estremo atto d'amore, i funerali. E i tantissimi che sono maledettamente soli, ancora più soli con i loro acciacchi ed i loro problemi, senza neanche il conforto di una parola scambiata al telefono?.
C'erano già prima dell'epidemia, nelle case di riposo e nelle loro abitazioni, ma l'isolamento al quale siamo costretti ne ha acuito pesantemente la condizione. Eravamo distanti da loro anche in precedenza, ora lo siamo ancora di più.
Una tragedia che ci ha segnato per sempre, chi ci ridarà il tempo dei mancati abbracci, di un bacio; la comunione regalata da un momento di festa particolarmente atteso, non per l'abbuffata ma per la possibilità di riunirsi tutti insieme, di raccontare ed ascoltare?
Gesti fondamentali per chi, non sapendo cosa il destino abbia in serbo, in essi trova la linfa indispensabile per tirare avanti, a dispetto dell'anagrafe e della rassegnazione. Gesti che speriamo di tornare a compiere il più in fretta possibile: mancano a tutti, anche e soprattutto a chi, pur nella consapevolezza della precarietà di ciascuna esistenza, può allungare più o meno lo sguardo oltre un divieto insopportabile che ci terrà lontani ancora per un bel pezzo.