Giorno 36 anno Domini 2020. Un silenzio così lo abbiamo respirato, forse, solo a Ferragosto. Quando le città più o meno si svuotano e la gente raggiunge il mare, se non c'è già. Un silenzio irreale, interrotto, talvolta, dalla voce di qualche persona che la alza, senza immaginare che venga inevitabilmente ascoltata all'esterno, mentre è al telefono.
E' il segno della vita rinchiusa nelle case diventate l'unica fortezza contro il nemico. Almeno così sostengono dalla mattina alla sera, anche se le settimane scivolano via senza che la situazione assuma la piega che tutti agogniamo. Ci hanno obbligato a rinunciare alla libertà per il bene supremo della salute, a mascherarci nelle pochissime volte che usciamo, se abbiamo una valida ragione.
Tutto ciò che potevamo fare l'abbiamo fatto in questo maledetto periodo che resterà per sempre impresso nei nostri ricordi. Abbiamo messo a posto tutto il possibile, abbiamo infilato un pizzico di ordine nelle nostre cose, ci siamo inventati nuovi hobby, novelli cuochi o pasticcieri, o tutti e due insieme con i disastri che è facile immaginare, neofiti di un agire che mai avremmo ipotizzato di dover sperimentare sulle nostre esistenze.
Le abbiamo considerate sempre al sicuro o quasi, illudendoci, scioccamente, che nulla ne avrebbe spezzato la continuità, cullandoci all'idea di poterle sempre orientare e accompagnare fino ad un certo punto. Poi, all'improvviso, siamo stati ingoiati da un incubo che pare non finire mai, angosciati dallo stillicidio delle morti, un giorno speranzosi per le notizie 'positive' diramate dalle tv e quello successivo scandito dalla delusione e dal pessimismo determinati dal bollettino di guerra.
Siamo saliti senza chiederlo su una ruota panoramica dalla quale è possibile guardare un mondo di dolore: un dolore che c'è sempre stato per mille motivi, ma che non ci interessava. Benvenuti sull'altalena dei sentimenti contrastanti: su e giù, su e giù come quando si è bambini e felici perchè c'è chi ti spinge e ti regala un'emozione bellissima.
Non come quei colpi bassissimi assestati al nostro morale, a noi che ne conserviamo ancora una sorta di simulacro perchè non siamo stati, grazie al cielo, funestati dalle tragedie se non in minima parte. Dobbiamo resistere, ci diciamo con gli sguardi incrociati a distanza, torneremo alle vecchie abitudini ma chissà quando e in che modo.
Il 4 maggio la fine della reclusione? Le nostre vite riprenderanno a muoversi, ma con ritmi che non sceglieremo. Dovremo continuare a comportarci, con un'attenzione ancora maggiore, come stiamo facendo da un mese e mezzo circa. Dovremo mantenerci lontani, resteremo comprensibilmente sospettosi e diffidenti nei confronti di chi ci avvicinerà, che considereremo un possibile rischio per la nostra pellaccia. E' stata messa a durissima prova e, purtroppo, non è ancora finita.
Nel frattempo, per non perdere l'allenamento, abbiamo già iniziato la caccia ai capri espiatori, ai colpevoli comunque, e senza uno straccio di processo. Basta dare un'occhiata ai titoli di certi fogli per rendersene conto, per capire che nulla è cambiato.
La sete di vendetta, non di giustizia, va alimentata costantemente, per non lasciare a bocca asciutta quella fetta di opinione pubblica che si disseta solo con il sangue: quello altrui, manco a dirlo.