Giorno 37 anno Domini 2020. In queste lunghissime settimane ce la siamo presa davvero con tutti. Nel personalissimo elenco che ciascuno di noi ha stilato non manca praticamente più nessuno, e comunque siamo pronti a rimediare immediatamente di fronte ad un'assenza.
Abbiamo iniziato maledicendo il destino cinico e baro che ha consegnato al mondo un virus che credevamo fosse lontano da noi, che ora siamo lontani gli uni dagli altri. Speravamo ci risparmiasse, è andata invece come tutti, purtroppo, sappiamo.
Abbiamo dato credito ad ogni ipotesi complottistica, poi obbedito agli ordini impartiti, e guai a chi li sgarrava. Abbiamo dovuto reinventare le nostre vite, declinandole in forme di costrizione diventate progressivamente insopportabili. Le abbiamo accettate per la paura di finire anche noi nel bollettino di morte, adesso facciamo una fatica pazzesca a rispettarle fino in fondo. Dobbiamo farlo, anche se il conto è salatissimo.
Il trascorrere dei giorni, tutti uguali agli altri, ci ha inevitabilmente innervositi, inducendoci a centrare il mirino contro altri bersagli. Niente più dardi contro il fato ma frecce intinte nel veleno e scagliate contro chi ci guida. A livello locale e centrale, nessuno escluso. Riuscendo, come sempre, a dividerci. Applausi a scena aperta o più timidi e botte da orbi, per intenderci, contro qualsiasi decisione.
Decreti del presidente del consiglio, ordinanze regionali e comunali, tutto è finito nel frullatore della polemica, frequentemente azionato dall'appartenenza partitica. I social hanno ulteriormente aggravato la loro condizione, trasformandosi in vasche di contenimento nelle quali abbiamo riversato con una naturalezza impressionante le nostre frustrazioni, le nostre sciocchezze e la nostra esasperazione; o ribadendo, gli stessi social, la loro funzione di diffusione e rilancio della propaganda più bieca, fatta di livore e parole d'ordine.
Forse non ce ne rendiamo conto o non vogliamo ammetterlo: ci siamo ancor di più incattiviti, siamo stati spinti alla delazione più vergognosa. Segnalate chi non si comporta secondo le regole e trasgredisce, il messaggio rimbalzato nelle nostre case. E allora il dito è stato puntato contro chi vedevamo in strada con il cane, a fare quattro passi; abbiamo inveito contro chiunque ci è parso facesse ciò che a tutti era negato.
Posti di blocco, controlli, i droni dall'alto, che spiegamento di tecnologia. E, poi, l'autocertificazione che abbiamo dovuto compilare attentamente, tralasciando, però, di barrare la casella riportante un dato comune: nessuno può ancora affermare quando tutto finirà e, quando finirà, di chi sarà stata la colpa.
Lo diranno le indagini avviate un po' ovunque, si sente ripetere ossessivamente, nella speranza che la risposta giudiziaria diventi il lavacro nel quale immergerci per pulire le nostre coscienze. Nel frattempo, ce ne restiamo a braccia conserte? Macchè. Ci concentriamo su coloro che non ci piacciono, che detestiamo, ci auguriamo che sia giunto il loro momento, finalmente.
Perchè, sia chiaro, qualcuno da additare e da esporre alla gogna, in attesa che si faccia veramente luce, dovremo pur trovarlo, che diamine. Il sondaggio è aperto: sotto a chi tocca ora.