Benevento

Giorno 38 anno Domini 2020. Non che prima andasse tanto meglio, ma adesso non ci capisco più una beneamata mazza. Fase 1, fase 1 e mezzo, fase 2, no siamo ancora nella fase 1 e non dobbiamo distrarci, guai se abbassassimo la guardia proprio ora. Apriamo? Si, no, ni, a metà, in tutte le regioni, no solo in alcune perchè così hanno deciso i presidenti.

A forza di andare avanti in questo modo, intontiti da messaggi che hanno tutte le qualità tranne l'univocità, stiamo perdendo, se non l'abbiamo già fatto, ogni orientamento. La bussola di cui avremmo avuto bisogno, sin dall'inizio di questa stramaledetta epidemia che ci terrà compagnia chissà per quanto tempo ancora, non ha mai indicato una sola direzione. Meglio: si è mossa a seconda del parere degli interlocutori ospitati nelle tv e intervistati anche dai giornali.

Le loro parole sono diventate mainstream, il pensiero dominante su una opinione pubblica comprensibilmente spaventata che ha accettato di tutto pur di scansare ogni rischio. Salvo poi disilludersi profondamente, uno o due giorni dopo o nella stessa giornata, ma su un diverso canale, risentendo gli stessi esperti vergare affermazioni non di segno opposto ma quasi.

Ce l'hanno spiegato in ogni salsa: si tratta di una infezione fin qui sconosciuta e subdola che ci ha preso in contropiede... Non eravamo pronti a combatterla, l'abbiamo fatto con i mezzi e le conoscenze a disposizione, guardate cosa sta capitando anche negli altri Paesi...

Mal comune mezzo gaudio o poco ci manca. Come se il numero di vittime in tutto il mondo potesse alleviare il dolore per le decine di migliaia di persone che non ci sono più in Italia. Erano nelle loro case, nelle residenze assistite, negli ospedali, nelle cliniche. Sono state tutte travolte da una tempesta che non accenna a placarsi, che continua a presentare, quotidianamente, il suo drammatico e spietato conto. Fino a quando dovremo pagarlo, quando si arresterà la scia di dolore ormai lunghissima?

Di fronte ad un quadro tanto complicato, sarebbe straordinario poter contare su voci che con la loro autorevolezza siano in grado di rappresentare la realtà, senza cercare di edulcorarla o piegarla a logiche politiche e partitiche. Non ci serve il sempre più fastidioso ed insopportabile cicaleccio che ci viene propinato attraverso gli schermi nelle pause lasciate dalla pubblicità.

Cha rabbia quella odiosa premessa ( “Non è il momento della polemica ma dell'unità...”) cui fa seguito, puntualmente, il botta e risposta con l'avversario che è lì, in uno studio, non certo a caso. Scontratevi quanto vi pare, cosa volete che importi ai tantissimi che, non essendo nel libro paga dello Stato, hanno il problema di come riprendere le loro attività garantendo l'occupazione, di come ripopolare i loro studi deserti, delle saracinesche abbassate.

Per loro, soprattutto per loro, sono indispensabili come l'aria un sostegno ed una prospettiva. E allora, per cortesia, diteci quando sarà possibile, e in quali forme, ricominciare. Senza oscillazioni: quelle lasciamole registrare ai sismografi.